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EXTRACALCIO: Treviso Basket

7 luglio 2013

Extracalcio

L’Italia vanta una grande tradizione di tifo, forse come nessun altro al mondo. Nel nostro paese il tifo organizzato è capillarmente diffuso, dalle grandi città ai paesetti di provincia, ed allargato anche a sport che non sono il calcio, come per esempio il basket. Oggi l’abisso col calcio è incolmabile, ma fino alla metà degli anni ’90 la palla a spicchi (insieme alla pallavolo) teneva testa tranquillamente al “signore degli sport”, i palazzetti erano sempre pieni, e poteva sfoggiare il suo stuolo di città in cui la tradizione cittadina della pallacanestro era uguale se non addirittura superiore a quella calcistica (Fenomeno quest’ultimo peraltro ancora presente in alcuni centri medio-piccoli). Una di queste città era la tranquilla Treviso che, al tempo, metteva in vetrina addirittura quello che era considerato il miglior gruppo ultras d’Europa nel basket: la Gioventù Biancoverde.

In altri paesi (Serbia, Grecia, ecc) vediamo spesso tifoserie che seguono più sport, cosa possibile dal momento che le loro squadre sono polisportive e ad una squadra vincente nel calcio spesso se ne abbina una altrettanto forte nel basket (vedi per esempio il Real Madrid, il Panathinaikos o il Partizan Belgrado); in Italia non è così, società di calcio e basket sono sempre state separate, e le tifoserie che si creavano spesso erano in antitesi all’interno della stessa città… Ci sono stati anche da noi casi di tifoserie calcistiche che all’occorrenza si trasformavano in cestistiche, e viceversa; ma in quelle città dove c’è stato un movimento ultras cestistico degno di tale nome, la tifoseria del calcio e quella del basket erano ufficialmente separate (anche se in molte realtà si pescava nell’altro campo). A Treviso, addirittura, gli ultras sono nati prima nel basket che nel calcio: era il 1979 quando nacque la Gioventù, gruppo formato da ragazzi dei quartieri popolari della cittadina veneta come Santa Bona, San Liberale e San Paolo, al seguito dell’allora Liberty Treviso neopromossa in A2, che indossava i colori bianco-azzurri, della città di Treviso. Il nome completo era “Primo Basket Club Gioventù Biancoceleste”. Più o meno nello stesso periodo il Treviso Calcio militava in serie C1 ed era seguito dagli Hooligans, che sfoggiavano un grande striscione col “Che” Guevara al centro.

trevisotrieste8687Nel 1981 la Liberty giunse terza in serie A2 e conquistò l’A1 per la prima volta nella sua storia. L’anno successivo dovette emigrare a Padova per disputare le partite interne, dal momento che Treviso non disponeva di un palasport adeguato alla massima serie. Nello stesso anno la famiglia Benetton entrò a far parte del sodalizio, inizialmente come sponsor, e la Liberty diventa Benetton Treviso. Inizia anche la costruzione del Palaverde a Villorba. I progetti sono grandi, ma la realtà dice che la serie A1 dura solo un anno e la Benetton retrocede in A2 e nei due anni successivi rischia anche un più doloroso tonfo in serie B. Per la Gioventù sono anni di derby infuocati con Reyer Venezia e Pepper Mestre, ed il Palaverde è una bolgia nonostante i risultati sul campo tardino ad arrivare: nel 1983/84 circa 700 trevigiani invadono il Taliercio, uno sproposito per quei tempi nella pallacanestro… Alla fine del 1982/83 i Benetton diventano gli unici proprietari, la squadra diventa bianco-verde e la stessa Gioventù cambia nome in Gioventù Biancoverde. La città sogna, e nel 1985 arriva la promozione in serie A1.

rebels0010vg6Nel frattempo il Treviso Calcio fallisce e la città si riversa in massa nel basket. Treviso in quel periodo è una delle poche città a vantare un’esperienza ultras non da poco nella pallacanestro (insieme alla Fossa dei Leoni della Fortitudo Bologna, nati addirittura nel 1970), mentre da altre parti i gruppi cestistici stanno vedendo la luce solo in quel periodo. La Gioventù Biancoverde in quel periodo raggiunge l’apice come seguito e partecipazione, ed in curva cominciano a nascere altri gruppi come Fedelissimi, Viking, Nuova Guardia e Brigata Conegliano: quest’ultimo era comporto da ragazzi che seguivano anche l’Udinese Calcio, e negli anni cambierà nome in Brigata Caio (in omaggio al suo capo storico) ed accrescerà di molto la sua fama, arrivando ad insidiare la stessa leadership della Gioventù. Nel 1987 la Benetton ritorna in A1, definitivamente. Gli ultras trevigiani, sull’onda dell’entusiasmo, portano grandi numeri ovunque (paragonati al basket), e nascono nuove rivalità con bolognesi (Virtus e Fortitudo), varesini, canturini e senesi. Di contro, nel 1988 nasce un sentito gemellaggio con i ragazzi dell’Inferno Biancorosso della Scavolini Pesaro. Un’altra amicizia sentita sarà con i ragazzi di Reggio Emilia. Anche con i Vigilantes Vicenza esisteva una forte amicizia, nonostante i due gruppi seguissero sport diversi: probabilmente era un rapporto ereditato da alcuni vecchi ultras del Treviso Calcio (che nei primi anni ’80 avevano un’amicizia con i vicentini) o forse da parte della Brigata di Conegliano che seguiva l’Udinese (gemellati anche loro con i berici); sta di fatto che in qualche occasione ultras del basket di Treviso diedero manforte ai vicentini, soprattutto in occasione di derby in laguna…  Di quegli anni passeranno alla storia due episodi: i 1.000 ultras che raggiungeranno Venezia, con un lunghissimo corteo per le calli fino al palasport dell’Arsenale, e le scaramucce con le Brigate Gialloblù di Verona in occasione di una trasferta nella città scaligera, quando i Butei si presentatono di tutto punto per accogliere la Brigata Conegliano (pare che in occasione di un Udinese-Verona di qualche settimana prima i ragazzi di Conegliano fossero fianco a fianco dei friulani in occasione dell’episodio dell’accoltellamento di un veronese…). Diversi scontri anche a Cantù (quando venne rubato un bandierone copricurva) ed a Bologna e Varese, ma la “vecchia guardia” della GBV ricordava con piacere anche le trasferte di Napoli e di Lubiana in Coppa Korac (che un tempo era la Coppa Uefa del basket). Da più parti si dice che in quegli anni nel mondo ultras cestistico due gruppi facessero il vuoto, tanto da poter essere paragonati ad una tifoseria calcistica: la Gioventù, appunto, e la Fossa di Bologna… Di sicuro a Treviso era un movimento che lasciò il segno, e per i trevigiani stessi era motivo di orgoglio e di vanto farne parte.

gbvaveneziahz1Nel 1989 avviene la scissione: diversi elementi di spicco della GBV più il gruppo della Nuova Guardia abbandonò il Palaverde e si trasferì armi e bagagli nella curva del Treviso Calcio, allora nei Dilettanti e rimasta senza una guida. Pare che alla base del gesto ci fossero screzi personali, soprattutto nella gestione dei rapporti con la società: la famiglia Benetton infatti da qualche anno cercava di “ripulire” la curva trevigiana da alcuni personaggi scomodi; ed all’interno della curva stessa non correva buon sangue fra chi odiava i Benetton per la guerra che stavano muovendo ai propri tifosi e chi invece provava gratitudine nei loro confronti per aver portato Treviso nell’olimpo del basket. Nacquero così gli Ultras Treviso, a seguito della locale squadra di calcio. Nel frattempo anche al Palasport non sono tutte rose e fiori, anzi andavano ad inasprirsi i rapporti fra Gioventù e Brigata. Nei primi anni ’90 tuttavia la Benetton comincia a vincere: nel ’92 arriva il primo scudetto, l’anno successivo la finale di Coppa dei Campioni persa contro i francesi del Limoges. La curva biancoverde è ancora su ottimi livelli, ma comincia a soffrire la concorrenza di quella del calcio (molti giovani in quel periodo si avvicinano più volentieri al calcio, fenomeno prima sconosciuto nella città trevigiana) e fra le due “fazioni” nasce un’odio sempre più profondo.

trevisotrieste8687Negli anni ’90 si assisterà ad un progressivo imborghesimento del tifo biancoverde, e ad un dualismo interno sempre più forte fra GBV e Brigata. Addirittura una notte venne incendiato il magazzino in cui la GBV teneva tutto il materiale, ed i “rumors” di curva delll’epoca parlano di una ritorsione per motivi interni alla curva stessa. Al termine di un Treviso-Siena si scateneranno grossi incidenti fra ultras trevigiani e polizia: sarà la svolta in negativo del tifo biancoverde. L’ondata di diffide che ne segue pone fine all’esistenza della Brigata (il loro capo invece anni dopo finirà in carcere per questioni non cestistiche) ed anche la GBV viene fortemente ridimensionata. Seguiranno anni sempre più grigi per il tifo. Nel 1998 nascono i Rebels, e due anni più tardi la GBV si scioglie definitivamente, ormai schiava di un passato che non tornerà mai più. I Rebels, dal canto loro, ci metteranno tanta buona volontà nel tentare di risollevare la curva ma i tempi sono irrimediabilmente cambiati. Ricominciano anche a vedersi i vecchi colori sociali, più volte in trasferta verrà portato lo striscione biancoceleste “Treviso”, che sa molto di “calcistico”, ma forse è solo un omaggio ai colori della città ed un motto di nostalgia per quando non c’erano ancora i Benetton e la tifoseria trevigiana era ancora “libera”…

fw10t1Nel 2011 anche i Rebels gettano la spugna: si cerca di ricostruire qualcosa, ricercando l’unità di intenti che c’era negli anni d’oro, e così dalla sinergia con alcuni vecchi e con gli altri gruppi come i Roligans o il “Primo Basket Club” (che raggruppa alcuni “reduci” GBV) nascono “I Fioi dea Sud”. L’intera piazza sta attraversando un periodo di transizione, tanto che sembra che pure il nome e la grafica del gruppo non siano nulla di definitivo: il nuovo gruppo addotta il tricolore come sfondo e l’elefante come simbolo, proprio nel dubbio di capire se il basket trevigiano del futuro avesse avuto i colori biancocelesti o biancoverdi. Nell’estate 2012 la Benetton Treviso fallisce, con un colpo di spugna vengono cancellati anni di scudetti e trionfi. La piazza si mobilita e parte un’azionariato popolare che coinvolge anche molte stelle del passato, e si cerca di acquisire il titolo sportivo dalla società Verde Sport (di proprietà del Gruppo Benetton, che si oppone a tale passaggio di consegne). Alla fine ci si iscriverà al Campionato di Promozione: la stagione 2012/13 verrà ricordata come quella della rinascita del basket a Treviso, del ritorno al Natatorio (impianto storico degli anni ’70) con 1.000 persone a partita, e del ritorno ad una tifoseria unita dietro le insegne de “I Fioi dea Sud”. Il futuro è tutto da scrivere.

Prandi   Treviso  pallacanestro treviso-quinto basket promozione

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