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FOCUS: Quando lo stato fa il “furbetto” con gli ultras…

26 luglio 2013

Focus

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In queste ore sta girando una notizia che è utile per capire come vengono trattate certe questioni in Italia.

Sembra infatti che il Ministero degli Interni abbia chiesto a due tifosi leccesi arrestati a seguito degli incidenti per la partita contro il Carpi, un risarcimento di 7.600 euro (a testa, chiaro) per gli otto poliziotti feriti nei tafferugli. Chiaramente la notizia è stata subito ripresa dalla stampa, che l’ha presentata con toni “improrogabili”, come a dire “E’ così, dovete pagare, discorso chiuso!”. In realtà la questione non è proprio in questi termini, ma si tratta della classica “furbata” italiana per mettersi in tasca un pò di soldi…

Chi vive in Italia e frequenta gli stadi queste cose le sa già. Chi vive all’estero probabilmente non lo sa, e siccome non si sa mai che un giorno non venga in trasferta nel nostro paese al seguito della propria squadra, e che magari si trovi a fare i conti con la famigerata Polizia Italiana, magari qualche piccola “dritta” può essergli utile (pensiamo al caso di quattro tifosi del Manchester United trattenuti per mesi in carcere a Roma e senza poter avere contatti nemmeno coi familiari qualche anno fa, in barba ad ogni più elementare diritto umano…).

Per la precisione, diversi anni fa una cosa del genere era successa ad un ragazzo della mia città: diffidato, in attesa di processo, si è visto recapitare a casa una cartella con un’ingiunzione di pagamento di 4 milioni di lire (ai tempi) per il ferimento di un poliziotto. Bene, sappiate tutti che l’unico che può ingiungervi di pagare i danni è un giudice! Funziona così: il giudice celebra il processo, decide la pena e l’assoluzione e SOLO IN QUEL MOMENTO stabilisce un’eventuale somma da risarcire alla parte offesa. Pertanto, qualsiasi carta che vi può arrivare dalla Questura, dal Ministero degli Interni, anche dal Papa in persona, è da considerarsi carta straccia e potete tranquillamente utilizzarla come carta igienica…

Chiaro che loro hanno la necessità di rubarvi dei soldi, sono pur sempre lo stato italiano, l’associazione a delinquere per eccellenza. E soprattutto in occasioni cin cui non c’è certezza circa la colpevolezza degli imputati anzi è molto alta la possibilità di vederli assolvere al processo, lo stato si muove in questa maniera: si cautela prima, in modo da coprirsi le spalle ed avere comunque qualcosa per “far cassa”. Il caso dei leccesi, visto da fuori, sembra abbastanza evidente, eppure noi non sappiamo come abbia agito la polizia e chi sia andata ad arrestare: per quel che ne sappiamo, in carcere potrebbe esserci finito anche qualche ragazzo che quel giorno non era nemmeno presente ai fatti. Non sarebbe la prima volta in Italia, non c’è niente di strano. Pertanto ecco che lo stato chiede dei soldi, come risarcimento danni. E come fa per sembrare più convincente? Chiede aiuto alla stampa locale! Diciamo che è un “mutuo soccorso” che giornalisti e sbirraglia si prestano a vicenda: in ogni questura c’è qualche “talpa” che passa le notizie ai giornalisti (chiedetevi da dove vengono fuori tutte le “fughe di notizie” su indagini anche delicate che si svolgono spesso in Italia), dandogli così la possibilità di lavorare; è chiaro che quando il poliziotto di turno chiede all’amico giornalista di ricambiargli il favore, difficilmente si sentirà dire di no…

E così sui giornali locali la notizia esce con nomi, cognomi, età e residenza degli imputati (che, ricordiamolo, sono innocenti fino a quando un tribunale non stabilisce la loro colpevolezza) un articolo che parla di questa richiesta risarcitoria come di un atto di giustizia per un “comportamento criminoso” che ha costretto dei poveri agenti “a non poter prestare servizio” per molti giorni. E se leggete l’articolo che pubblicherò qua sotto, vi accorgerete che il giornalista sembra quasi voler dire: “Giusto così! Non è giusto che sia la collettività a dover pagare i danni fatti da questi delinquenti, oltretutto in tempi di crisi!”. Ciò che non tiene conto chi fa questo ragionamento è che la collettività paga eccome: i giorni di malattia che gli agenti trascorreranno a casa, verranno pagati dai contribuenti, un eventuale “surplus” deciso dal giudice in termini di risarcimento danni sarà qualcosa in più. Ma i contribuenti pagano lo stesso, sia chiaro questo! E pagano spesso per dei poliziotti che magari hanno ricevuto un calcetto o un colpo con l’asta, non hanno danni fisici di nessun tipo, ma ne approfittano per farsi qualche giorno di malattia pagata ed approfittano dei medici compiacenti che lavorano in Polizia. E’ un malcostume italiano, dovrebbero saperlo anche i contribuenti…

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In conclusione, in casi come questo lo Stato Italiano cercherà sempre di spillarvi dei soldi, anche perchè teme di ritrovarsi col cosidetto “pugno di mosche” in mano dopo il processo. E’ importante che non vi lasciate intimorire e che sappiate aspettare: solo un giudice può stabilire se e quanto dovete pagare! E non vale nemmeno il ragionamento del “Pago e mi tolgo questa rottura di scatole!”: i soldi che pagherete non vi garantiscono di uscire puliti dal processo, anzi in caso di condanna sareste probabilmente costretti a pagare lo stesso identico risarcimento che ha pagato chi se n’è giustamente fregato delle missive dello Stato, con l’aggiunta della cifra che già a suo tempo avevate versato sperando di evitare problemi! Quindi fate attenzione, e sappiatevi regolare…

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