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LIBERI PENSIERI: Troppi “capi”, pochi “leader”

3 settembre 2013

Liberi pensieri

capo-petersburg

Nelle curve, specie in quelle italiane (ma negli ultimi anni quelle europee non fanno eccezione), spicca spesso e volentieri la figura del “capo”. Nell’immaginario collettivo il “capoultras” o “capoultrà” è colui che la domenica sale su un trespolo, innalzandosi al di sopra della massa dei tifosi e guidandola con cori, battimani e sciarpate. Non sempre è così, e chi è più “dentro” i discorsi saprà che spesso esistono due figure ben distinte, ovvero il “lanciacori” (colui che manda i cori e guida il tifo) ed il “capoultras” (colui che prende le decisioni).

Con la salita alla ribalta mediatica delle tifoserie, il “capoultras” è diventato una figura sempre più importante, colui che si spende in pubblico mettendo anche la faccia in televisione se necessario: negli ultimi anni abbiamo assistito ad una serie di comparse in tv di “capiultras” di svariate tifoserie, spesso presentati come “il leader della curva…”. In realtà, almeno per come intendo io le cose, un “capo” ed un “leader” sono due figure molto diverse fra loro, ed in forte contrasto.

Un tempo quasi tutte le curve italiane avevano un “leader” fra le loro fila, una figura che spiccava per personalità e carisma. Molti sono scomparsi, e tutt’ora sono ricordati dalle rispettive curve come vere e proprie “figure mitologiche”: è il caso di “Pompa” a Firenze, “Bimbo” a Bologna, Beppe Rossi della Juve, Moreno a Vicenza, “Siberiano” a Salerno, “Bubu” a Pescara, e via discorrendo… Il leader sa unire, e viene riconosciuto come autentico punto di riferimento non solo dalla curva ma dall’intera tifoseria. Con la frammentazione del mondo ultras a partire dalla seconda metà degli anni ’80, è emersa sempre più la figura del “capo”, che spesso fa riferimento ad un singolo gruppo e che tende a dividere più che ad unire la tifoseria. Ma forse è il caso di andare bene ad analizzare le differenze fra i due modi di essere, sperando che a qualcuno non fischino troppo le orecchie:

  • Un leader non ha mai velleità di comando, ma spesso si trova “catapultato” nel ruolo per acclamazione popolare; il “capoultras” al contrario è spesso affetto da evidenti manie di protagonismo ed ama comandare per il solo gusto di farlo.
  • Il leader è una persona ben conscia dei propri mezzi e dei propri limiti, e molto sicura di se. Il “capoultras” invece spesso è una persona insicura, che negli anni ha imparato bene a mascherare la propria insicurezza dietro l’arroganza.
  • Il “capoultras” spesso si autodefinisce in tale maniera, e viene così nominato dai suoi “luogotenenti”; il leader al contrario non ama definirsi in alcun modo, anzi spesso e volentieri tende a sminuire la sua figura ripetendo di “non essere nessuno…”.
  • Il “capoultras” ama molto apparire sia allo stadio che in tutte le occasioni pubbliche; al contrario il leader vuole soprattutto essere se stesso, senza sotterfugi ne compromessi.
  • Il “capoultras” si impone quasi sempre con la forza, e genera nei suoi sottoposti una vera e propria paura fisica che spesso erroneamente viene confusa con “rispetto”; il leader al contrario spicca per la propria intelligenza e la capacità di mediare, ricorrendo alla forza solo in situazioni estreme (e spesso dimostrando di possederne molta di più di qualsiasi altro “capo” gli stia intorno…) e gode di autentico rispetto da parte del resto della tifoseria, che non considera come dei “sottoposti” ma casomai come i “suoi” ragazzi.
  • Il leader è già predisposto dalla nascita allo svolgimento di tale ruolo, e si guadagna il rispetto grazie agli anni di militanza ed ai chilometri macinati al seguito della propria fede, che vanno a formare e diventano parte integrante del suo carattere; il “capoultras” spesso ci si domanda da dove sia saltato fuori…
  • Il “capoultras” è solito urlare ed usare un modo di esprimersi minaccioso, sia nel tono di voce che nella gestualità, proprio per incutere quel timore necessario a compensare la “mancanza” di carisma. Non esita ad alzare le mani anche per motivi risibili con chi non è disposto ad assoggettarsi alla sua arroganza, o ha anche solo “l’ardire” di mettere in discussione un suo diktat. Il leader al contrario è spesso una persona pacata e riflessiva, quasi un “mediatore”, e quando prende parola non ha bisogno di alzare la voce o ricorrere ad atteggiamenti minacciosi in quanto tutti tendono ad ascoltarlo.
  • Il leader ha come unico interesse il bene della propria tifoseria; il “capoultras” al contrario vuole unicamente soddisfare il proprio ego, concetto che spesso e volentieri sfocia in un vero e proprio “tornaconto” personale.
  • Proprio per quanto affermato nel punto precedente, il “capoultras” tende ad accentrare su di se tutte le attività della curva. Succede in quelle curve in cui girano molti soldi, o in cui ci sono in ballo affari poco chiari, e ciò che accade “dietro le quinte” deve essere appannaggio di poche e fidate persone. Quando il “capoultras” delega dei compiti ai propri luogotenenti, si assiste spesso e volentieri ad un fastidioso effetto “parlamento italiano”, ovvero gente palesemente incapace messa a svolgere compiti nei quali non sanno da che parte girarsi, motivo per cui può capitare di vedere ragazzini inesperti ed arroganti lanciar cori o svolgere altri ruoli in cui sarebbe richiesta capacità ed esperienza. Il leader invece tende a delegare i compiti secondo le capacità di ogni singola persona, non per pigrizia ma proprio per far “crescere” il resto della tifoseria anche dal punto di vista dell’esperienza, ed al contrario del “capoultras” non fa mai mancare il proprio appoggio.
  • Come già detto, il leader tende ad unire la propria tifoseria, il “capoultras” a dividerla. Per capire questo concetto bisogna ragionare sul detto “Dividi et imperat” molto in voga ai tempi dell’Antica Roma: è naturale che un “capoultras” si faccia dei nemici, e la maniera migliore per sconfiggerli è far si che nemmeno fra i propri nemici esista una vera “unità di intenti”. Per questo spesso il “capoultras” stringe alleanze temporanee anche con membri o “capi” di altri gruppi, con i quali non si vede di buon occhio, ma che in quel momento gli “servono”. Dietro la facciata “amichevole” in realtà sta tessendo la propria trama, e seminando abbondante zizzania fra i suoi nemici. Al contrario il leader non ha bisogno di tutto questo, non avendo una vera e propria velleità di comando ma godendo contemporaneamente dell’appoggio e dell’ascolto dell’intera tifoseria. Anche i leader possono avere dei nemici, che sono sempre riconoscibili nella figura del “capoultras”.
  • Il “capoultras” ama circondarsi da “luogotenenti”, personaggi soggiogati dalla sua persona, che ripetono come un mantra tutto ciò che questo dice. Tali luogotenenti sono spesso persone frustrate in quanto ambiscono anch’essi al ruolo di “capoultras”, ma non essendo abbastanza smaliziati e spregiudicati per esserlo debbono accontentarsi di un ruolo da comprimario, e spesso tendono a mettersi in mostra con atteggiamenti che invece ne rivelano la totale mediocrità, ad esempio sparlando alle spalle dei membri del loro stesso gruppo o addirittura del proprio “capoultras” (salvo negare fino alla morte di fronte al diretto o ai diretti interessati) o prendendosela con persone fisicamente più “deboli” di loro (ad esempio, ragazzi molto giovani), giustificando soprattutto quest’ultimo atteggiamento col paravento della “mentalità ultras” (ammettendo pertanto implicitamente che non sanno nemmeno loro spiegare il perchè del loro gesto). Essi vengono anche nominati dispregiativamente “leccaculo”, “leccapalle”, “baciaculi”, “tirapiedi”, ed in mille altre maniere a seconda della latitudine; ma sempre con un unico significato. Al contrario un leader ama circondarsi di persone come lui, nelle quali riveda se stesso da giovane, e nelle quali scorga tratti della sua personalità: egli è ben conscio di non essere eterno, ed intende un domani lasciare la tifoseria in buone mani. Cosa quest’ultima che non interessa minimamente al “capoultras”, il quale è anch’egli ben conscio di non essere eterno (a parte qualche raro personaggio talmente pieno di sè da sentirsi quasi vicino a Dio… ma di solito gente così non ha l’intelligenza per durare molto a lungo!), ma a differenza del leader è interessato solo al presente, in quanto sa che in futuro lui farà dell’altro e di ciò che succederà in quella che un tempo era la sua curva non gli interesserà minimamente.
  • Il “capoultras” ama avere sempre ragione, e tende ad emarginare tutte quelle persone che hanno una personalità tale da poterlo offuscare mettendo in discussione la sua stessa “ragione”. Il leader, al contrario, ama proprio coloro che lo mettono in discussione, in quanto il confrontarsi continuamente con queste persone ne rafforza ancor di più la convinzione ed il prestigio.
  • Due o più “capiultras” nella stessa curva non possono convivere, in quanto finiranno col farsi la guerra. Al contrario, due o più leader non solo convivono benissimo ma fanno anche funzionare bene tutto ciò che è intorno a loro, proprio perchè sanno “unire” le forze.

Questo schemetto, se ci fate caso, rispecchia situazioni che si vivono quotidianamente anche in ambiti extra-stadio, come la scuola, la famiglia o il lavoro. Potremmo dire che è una delle tante “lezioni di vita” che mi ha saputo dare il mondo ultras. In curva, i comportamenti e gli atteggiamenti che sopra ho elencato balzano all’occhio in maniera molto più appariscente, motivo per cui uno tende ad accorgersene anche prima.

Nel mondo del tifo, è chiaro che ogni tifoseria organizzata che si definisca tale ha bisogno di punti di riferimento ben riconoscibili. Pertanto ogni tifoseria, per come intendiamo il tifo noi in Italia ed anche in gran parte dell’Europa e del Mondo, ha al suo interno dei personaggi che, a seconda di quanto ho elencato sopra, possono essere qualificabili come “capiultras” o “leader”. Il fatto che lo stesso mondo ultras sia profondamente diviso e spesso incapace di prese di posizione unitarie anche di fronte a temi scottanti come la repressione, è indicativo del fatto che nelle curve di oggi ci sono tantissimi “capiultras” e pochi, pochissimi “leader”. Ci sono poi quelle tifoserie che, a loro stesso dire, “non hanno capi”. I casi sono due: o di “capiultras” ne hanno talmente tanti che nessuno comanda realmente, o hanno un’ottima leadership.

Per il resto potete utilizzare lo schemetto di cui sopra per fare un gioco divertente: quello di capire in che mani si trovi la vostra tifoseria, facendovi delle domande e dandovi delle risposte osservando i comportamenti di quelli che sono i vostri “punti di riferimento” domenicali. Buon divertimento…

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