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FOCUS: Ultras e politica

13 settembre 2013

Focus

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Spesso si parla di ultras e politica mischiano non poco gli argomenti, generando molta confusione. C’è chi lo fa in malafede (vedi giornalisti prezzolati) e chi proprio per ignoranza. Credo sia il caso di affrontare l’argomento da un punto di vista prettamente critico, dal momento che sull’argomento gli stessi ultras si sono tirati spesso sonore zappate sui piedi. Sono cosciente che ciò non piacerà a molti, tantissima gente non sarà d’accordo e mi accuserà di dire cazzate o, peggio, di parteggiare per l’una o per l’altra parte. Non me ne importa nulla, è lo scotto da pagare, vorrà dire che considererò tanta gente come delle “code di paglia”…

Potremmo dire che da storicamente gli ultras nascono con la politica, almeno in Italia. E del resto conoscendo un pò la storia del nostro paese, era inevitabile. A dirla proprio tutta i primissimi club organizzati di tifosi non avevano una linea politica vera e propria, ma nascevano proprio per sostenere attivamente la squadra. Stiamo parlando della fine degli anni ’60, quando le piazze italiane cominciavano pian piano a bruciare ed iniziava il fermento giovanile in un periodo storico che spesso molti dipingono come “il ’68″ (indicando l’anno in cui presero il via le prime manifestazioni di un certo tipo) ma che in realtà va dalla seconda metà degli anni ’60 fino all’inizio degli anni ’80, dividendosi prettamente in due fasi: una, definiamola così, di “rivendicazione” in cui studenti, lavoratori, comuni cittadini iniziano a chiedere con sempre più insistenza condizioni di vita migliori, ciascuno secondo le proprie esigenze; un’altra di “lotta”, iniziata negli anni ’70 con la nascita di movimenti radicali di estrema sinistra (Brigate Rosse in primis, ma anche Autonomia Operaia, Lotta Continua, ecc) e di estrema destra (N.A.R su tutti) che si pongono come obiettivo quello di sovvertire l’ordine dello stato. Normalmente i “reduci” di questo periodo tendono a parlare di “Movimento del ’68″ e “Movimento del ’77″ per indicare queste due fasi sempre tenendo conto degli anni in cui certi fermenti sarebbero iniziati. Di cose da dire ce ne sarebbero tante, ma non è questa la sede adatta, per il resto mi perdoneranno gli appassionati del periodo per la spiegazione sommaria da me data, ma questioni di spazio e di tempo non mi permettono in questo sito di approfondire bene l’argomento.

Ciò che invece andremo a sviscerare è il legame degli ultras italiani con la politica, legame che è sempre stato forte, direi quasi “diretto”, seppur non sempre la politica sia stata un elemento caratterizzante, anzi soprattutto oggi (anno 2013) in molte curve è stata messa in secondo piano. Anche in questo caso divideremo la storia del movimento ultras in quattro fasi: una iniziale, che chiameremo “fase ideologica”, che va dalla nascita dei primi gruppi ultras fino all’inizio degli anni ’80; una “apolitica” che dura per tutti gli anni ’80 e fino all’inizio dei ’90; una di “rigurgito” che va più o meno dalla metà degli anni ’90 fino alla morte di Raciti ed alle leggi speciali che ne sono seguite; ed una di “appianamento” che è tutt’ora in corso.

Per capire bene il legame ultras-politica dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, agli anni ’70, quando i primi gruppi di giovani si staccano dai club organizzati e dai vari centri di coordinamento per formare delle organizzazioni tutte loro: è in quel momento che prende forma il “movimento ultras”, come lo chiamiamo oggi. Ed in quel periodo storico, è inevitabile che anche la politica faccia capolino negli stadi; del resto l’impegno politico in quegli anni era prerogativa di una larga fetta di gioventù, che non fece altro che trasferire nelle gradinate quella che era la propria esperienza nelle piazze e nelle sedi di partito. Possiamo dire che negli anni ’70 la politica era un vero e proprio stile di vita per i giovani italiani, un concetto che oggi è molto difficile da capire fino in fondo. Ed i primi gruppi ultras, formati da giovani e giovanissimi, ne rimasero influenzati: la maggior parte della gioventù di quegli anni era schierata a sinistra, e la folta presenza di stelle a cinque punte negli striscioni dei primi gruppi ultras è li a dimostrarlo. Esistevano delle eccezioni, pochissime e contabili sulle punta delle dita, ma proprio per questo vere e sincere: Verona, Inter, Triestina, Ascoli e Catania. Questi sono forse le uniche cinque tifoserie che fin dall’inizio della propria storia hanno manifestato chiare simpatie di destra. Tutte le altre nella maggior parte dei casi tenevano la politica fuori dallo stadio, ma avevano tutte o quasi una tendenza abbastanza marcata a sinistra. ATTENZIONE PERO’: Non bisogna credere che gli ultras nascano con lo scopo di portare la politica dentro gli stadi, come qualche furbacchione (giornalista, sempre loro…) vorrebbe far credere! Semplicemente in quegli anni era normale che la gente avesse un’idea politica, che fosse schierata, ed i giovani per indole guardavano con simpatia agli estremismi. Gli ultras sono nati fondamentalmente per dare un sostegno migliore alle proprie squadre, e l’idea di base era quella di costituire dei club di tifosi composti da giovani e giovanissimi, indipendenti dai centri di coordinamento che spesso erano gestiti da persone adulte, che per ovvie diversità di visioni tendevano ad entrare in contrasto con i giovani (si chiama “scontro generazionale”, una cosa che esisteva allora come oggi…). Le simbologie presenti sugli striscioni spesso erano li a testimoniare una tendenza politica del gruppo, ma in quegli anni sulla politica si tendeva a non scherzare troppo, era considerata una cosa seria, e gli stessi ragazzi erano coscienti che mischiarla al calcio aveva poco senso, quindi tendevano a lasciarla fuori dello stadio limitandosi a sostenere la squadra. Fermo restando che non mancavano le rivalità anche “politiche”, come quella fra Bologna e Verona che ebbe inizio in seguito agli scontri verificatisi al Bentegodi nel 1974.

La morte di Papparelli nel 1979 portò un primo giro di vite nei confronti degli ultras, e quasi contemporaneamente segnò la fine della fase ideologica: non solo la polizia cominciò a controllare maggiormente nomi e simboli sugli striscioni (anche se la maggior parte dei gruppi giustamente se ne fregò e continuò a portare ciò che aveva sempre portato), ma anche perchè con gli anni ’80 si verificò una fase di “riflusso” dalla politica da parte della popolazione stessa, che andò a riflettersi anche nelle curve, da sempre specchio della società. La diffusione sempre più progressiva di droghe come l’eroina e la cocaina fece si che molti ragazzi iniziassero a sfogare la propria rabbia sballandosi piuttosto che impegnandosi politicamente. Di sicuro ci mise molto del suo una certa sinistra, da sempre troppo “intellettualmente superiore” per essere capita dal popolo, che proprio in quel momento cominciò a prendere le distanze dal mondo del calcio e dai suoi tifosi, considerando il tutto come un “sistema capitalistico” e non vedendo (per miopia) il grande potenziale e bacino delle curve italiane. Insomma, gli ultras iniziarono ad allontanarsi dalla politica: seppur molti ragazzi continuassero a frequentare le sezioni giovanili del PCI o il Fronte della Gioventù, seppur alcune tifoserie tenessero fede al proprio modo di essere e non mancassero gli sfottò anche politici come quello di esporre simboli e striscioni politici contro tifoserie di colore opposto (In un Pisa-Lazio di quegli anni la curva pisana espose lo striscione “Pisa ed il PCI vi augurano la B” ai tifosi laziali, tanto per dirne uno), le tifoserie iniziarono sempre più a distaccarsi dalle ideologie. Anzi, gli stessi gruppi ultras divennero i nuovi centri di aggregazione giovanile, sostituendosi sempre più alle sezioni di partito. La conseguenza fu che i gruppi si allargarono e nelle curve iniziò a vedersi veramente di tutto. Perfino il filone delle amicizie e rivalità, che si sviluppò in maniera esponenziale negli anni ’80, non seguiva più schemi ideologici ma era piuttosto legato alle rivalità calcistiche. Questa fu la fase “apolitica”. Molti gruppi storici finirono col cambiare il proprio nome e la simbologia che li caratterizzava fin dalla nascita, e le stelle a cinque punte diminuirono sensibilmente, questo perchè le nuove dinamiche presenti all’interno delle curve non davano più senso a simbologie politiche. Tanti gruppi di sinistra (e la sinistra in quel periodo catturava ancora le simpatie della maggior parte degli ultras italiani, pur essendo in forte calo) cominciarono ad utilizzare il “Che” Guevara sui propri striscioni, in quanto considerato più un simbolo “di lotta” che politico (Effettivamente il Che era un rivoluzionario, non un politicante, ed ha raccolto una certa stima anche fra persone di destra che amano studiare la storia senza preconcetti…), ma fra i ragazzi di stadio ormai gli “ideali” per cui si lotta sono il proprio gruppo, la maglia, la città…

Nella seconda metà degli anni ’80 nascono le prime “frizioni” all’interno delle curve, principalmente dovute al ricambio generazionale in atto: se prima le curve di fatto erano un “gruppo unico” ed anzi erano molti i “grandi gruppi” nati proprio per unire l’intera tifoseria dietro un solo striscione; ad un certo punto cominciano ad esserci delle scissioni, nuovi gruppi (principalmente composti da giovani e giovanissimi) cominciano a venire alla luce ed a chiedere con sempre più insistenza una propria indipendenza, ad avere un’identità differente, ed anche una tendenza politica differente. Non siamo ancora nella fase di “rigurgito”, ma tutto inizia proprio da li, da quel mini-scontro generazionale che in quasi tutte le curve italiane si inizia a vivere nella seconda metà degli anni ’80. La sinistra a livello giovanile ha sicuramente lasciato un vuoto, e molti dei “nuovi” ultras hanno simpatie di colore opposto, non sono pochi coloro che fanno militanza nell’allora Fronte della Gioventù. Mano a mano che passano gli anni all’interno del mondo della destra italiana sempre più gente capisce che entrare nelle curve degli stadi può significare far grossa presa sui giovani…

Come inizio della vera e propria fase di “rigurgito” considero gli incidenti di Brescia-Roma del 1994, quando per la prima volta si assistette alla presenza di personaggi che non centravano veramente nulla col tifo calcistico ma erano piuttosto legati a movimenti estremisti. Di questi incidenti ne parleremo più avanti, ciò che va considerato invece è che fra la fine della fase “apolitica” e l’inizio di quella di “rigurgito” esiste una fase di transizione, che chiameremo la “transizione leghista”: succede infatti che fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 in quasi tutte le curve del Nord Italia si diffonda una certa simpatia per la Lega Nord, partito neonato dalla fusione di molte entità “indipendentiste” come Lega Lombarda o Liga Veneta, che sostiene idee ed ha un modo di esprimersi completamente differente rispetto ai partiti “tradizionali” di quel periodo. Oggi possiamo dire con assoluta certezza che la Lega Nord ha sparato tante cazzate ed ha fatto esattamente il contrario di ciò che si era prefissata di fare, ma in quel periodo non si poteva sapere e sicuramente il linguaggio provocatorio e controcorrente del primo Bossi faceva molta presa specie sui giovani. Ancora non si parlava di Padania ed altre amenità, ma la Lega comincia a mietere simpatie come abbiamo già detto nella quasi totalità delle curve del Nord: la cosa non è strana se pensiamo che i primi elettori della Lega furono molti elettori di sinistra delusi, e proprio al Nord (Lombardia, Triveneto, Piemonte, Liguria…) la sinistra aveva deluso buona parte del proprio elettorato. Uno degli effetti immediati fu l’aumento spropositato di cori, definiamoli così, di “discriminazione territoriale”, prima praticamente sconosciuti, che di colpo divennero una costante ogni volta che si incontrava una squadra del centro-sud; e che presero piede non tanto per la crescita dell’ideologia leghista come si potrebbe pensare, ma perchè molte tifoserie meridionali dimostrarono di prenderla molto sul personale, incazzandosi di brutto, altrettanto seriamente la presero molti giornalisti e/o addetti ai lavori di origine meridionale abbandonandosi a patetiche sceneggiate vittimistiche. Insomma, la moda dei cori sui “terroni” venne trovata divertente da gran parte delle tifoserie del Nord Italia proprio perchè la controparte si incazzava (cosa c’è di più divertente di provocare una persona e vederla mentre si incazza?), e la cosa continuò. Ostentare bandiere e simboli della Lega Nord nei primi anni ’90 divenne per molti un’autentica provocazione, specie quando si incontravano tifoserie meridionali. Questo video della finale di Coppa Uefa fra Roma ed Inter del 1991 può spiegare un pò come era la situazione dell’epoca, con la rivalità fra Roma e Milano ai massimi livelli: Al minuto 7:30 si vedono bene gli interisti che partono per Roma con i caschetti e gli adesivi della Lega Nord. Provocazione. Ma in altre curve come Bergamo o Brescia il partito di Bossi poteva vantare una larghissima fetta di sostenitori, ed alcuni che divennero veri e propri militanti…

Roma-Inter, finale di Coppa Uefa 1990/91

Il periodo della “transizione leghista” fu poco più di un raffreddore, ma probabilmente servì come “banco di prova” per altre formazioni politiche che sarebbero arrivate da li a poco e che si resero conto che lo stadio è un ottima cassa di risonanza. Di sicuro quel periodo in cui il partito della Lega Nord catturò simpatie nelle curve fu molto utile a Bossi, Maroni e compagnia abbaiante per gettare le basi per la loro futura entrata in parlamento. Anni dopo abbiamo visto come, in segno di riconoscenza, Maroni abbia creato uno strumento come la Tessera del Tifoso, e tutto ciò dovrebbe servire per rendere bene l’idea della considerazione che i politicanti hanno delle curve: carne da macello ed “utili idioti”!

Ma in quel periodo anche l’estrema destra comincia a piantare radici nelle curve, e piano piano ad allargarsi. Se le tifoserie “storiche” di destra che abbiamo nominato sopra rimarranno bene o male sempre fedeli alla propria identità, altre (quelle in cui non c’era un’identità politica vera e propria anche se magari si poteva immaginare che i componenti della tifoseria stessa fossero orientati in un certo modo) cominciano pian piano a cambiare “pelle”. Non furono pochi i gruppi che cominciarono in quegli anni ad abbinare la militanza ultras con quella nelle organizzazioni dell’estrema destra: uno dei primissimi fu il gruppo degli Skins Inter, sicuramente una bella spina nel fianco per Boys e compagnia bella, ma che in una curva da sempre “nera” non faceva certo notizia per le tendenze politiche (la faceva molto di più per i casini che combinava, non cosa da poco…!). Ma anche altri gruppi diciamo così “minoritari” (come numeri, non come qualità) nelle curve dei primi anni ’90, magari nati con tutt’altri obiettivi, cominciarono a strizzare sempre più l’occhio all’estrema destra. Un fenomeno nuovo, che come i precedenti ha delle spiegazioni anche sociali: su tutte, l’inizio della fase dell’immigrazione di massa, che nei quartieri di periferia delle città medio-grandi iniziò a portare non pochi disagi. I ragazzi delle periferie di quegli anni, come abbiamo già visto, si sentivano delusi dagli ideali di sinistra che invece animavano i loro padri, e cominciarono a guardare sempre più dall’altra parte. Del resto, quando una ben precisa parte politica non sa dare delle risposte ai tuoi problemi quotidiani (e la sinistra ha dimostrato di non saperle dare) è abbastanza normale che i giovani inizino a cercare quelle stesse risposte da altre parti. E la risposta che seppe dare l’estrema destra, tradotta dallo slogan all’italiano, era più o meno: “Vieni con noi, entra in un gruppo dei nostri e comincia a ripulire il tuo quartiere e la tua città!”.

L’inizio della terza fase, quella del “rigurgito” per conto mio ha una data precisa (anche se i presupposti si era cominciati a crearli negli anni precedenti): 20 novembre 1994. Quel giorno si giocava Brescia-Roma, ed i precedenti fra le due tifoserie non erano per niente buoni, tanto che perfino il Centro Studi di Polizia (antenato dell’attuale Osservatorio) ne consigliò il rinvio per motivi di ordine pubblico. Motivo? I romanisti avevano il dente avvelenato con i bresciani per gli incidenti di due anni prima, ed avrebbero cercato vendetta, oltretutto quel giorno nella città lombarda c’erano le elezioni amministrative e gran parte delle forze dell’ordine sarebbero state impegnate ai seggi elettorali. Casini che puntualmente avvennero, con tanto di accoltellamento del vice-questore di Brescia. Ma la novità fu un’altra: fra gli arrestati di quel giorno spiccavano i nomi di molti ultras romanisti legati all’estrema destra, ma anche quello di Maurizio Boccacci, leader dell’organizzazione d’estrema destra MPO (Movimento Politico Occidentale) e normalmente poco o per nulla interessato al calcio. Poi i giornali ci ricamarono su parecchio: si dice che con i romanisti erano presenti anche estremisti di destra di fede laziale o provenienti da altre città italiane. Di sicuro c’erano i Mods Bologna, per anni gemellati con l’Opposta Fazione della Roma; ma non ho mai avuto prove della presenza di laziali. Quel che è certo è che furono casini grossi, in un certo senso “premeditati”, e che l’arresto di Boccacci fece ben capire che c’era “qualcuno” in mezzo che col mondo ultras centrava poco. Di li a poco divenne evidente che organizzazioni di estrema destra cercassero di crearsi un “consenso” all’interno delle curve, e dalla metà degli anni ’90 in poi fu una corsa sempre più sfrenata alla politicizzazione. Una cosa diversa da quanto accadeva negli anni ’70: se prima la fede politica era in un certo senso un’ “identità”, in questo periodo era soprattutto un’imposizione ed una forzatura; tanto che capitava spesso di vedere curve in cui sventolavano più bandiere “politiche” che della squadra. Iniziano a sentirsi sempre più cori politici, a vedersi striscioni con contenuti non propriamente attinenti alla vita da stadio, ed addirittura iniziano ad esserci veri e propri “derby politici” come ad esempio quello fra Lazio e Livorno, con tanto di coreografie a tema (ricorderete l’enorme stella a cinque punte formata con cartoncini e strisce di stoffa dei livornesi nel settore ospiti dell’Olimpico, come l’altrettanto enorme striscione “Roma è fascista” dei laziali…). Inoltre, al di la delle belle chiacchiere su ideali morti e sepolti da decenni, era abbastanza evidente che di “ideologico” c’era poco o nulla, e men che meno c’era il sogno di cambiare il mondo, bensì alla base di tutto ciò esistevano calcoli ben precisi di personaggi che volevano utilizzare il mondo delle curve come “trampolino di lancio” per la propria carriera politica, o per far soldi, o per qualsiasi altra motivazione personale… E non ci si faceva troppo scrupolo, sulla base di queste presunte “ideologie” nel creare spaccature, divisioni all’interno della curva o addirittura arrivare all’allontanamento di controparti che finivano col diventare scomode perchè di pensieri opposti, o anche solo perchè non d’accordo nel politicizzare l’intera tifoseria. In fin dei conti si fa presto ad accusare gli altri di “infamità” o peggio di “collaborare con la Digos”: il fatto è che l’infamità andrebbe quanto meno accertata e dimostrata, mentre per via della “collaborazione” un pò tutti i gruppi (compresi quelli che andranno a comporre il nuovo mosaico di molte curve) saranno costretti ad accettarla in alcune forme, pena la non sopravvivenza del gruppo stesso… E così succede che molte tifoserie cambiano addirittura tendenza o “colore” politico, virando decisamente sul nero. Le tifoserie di sinistra rimangono una piccola “enclave”, capitanata dai livornesi che più che mai in quel periodo si pongono come “baluardo rosso”, forti della stessa tradizione cittadina (anche se in quel periodo a tirare le fila c’è un gruppo, le BAL (Brigate Autonome Livornesi) che non fanno mistero di utilizzare la curva per fare propaganda…); ma anche ternani, cosentini, pisani e pochissimi altri, mentre l’estrema destra dilaga. Altre realtà (doriani su tutti) fanno dell’apoliticità una vera e propria bandiera, ma ben poco possono fare per frenare la deriva politica del Movimento. E l’ovvia conseguenza è che la repressione che dal 2000 in poi si abbatterà sempre più sui ragazzi di stadio, sarà in buona parte “giustificabile” agli occhi dell’opinione pubblica e dei mass-media, dal momento che gli ultras passano sempre più per “quelli che utilizzano gli stadi per fare propaganda politica”.

A questo punto è utile fare delle precisazioni: sicuramente all’interno delle curve in questa fase ci sono molti ragazzi (che rappresentano un pò la base) mossi da un sincero idealismo, magari molto ingenuo e lacunoso (dubito infatti che tanti sapessero realmente qualcosa di politica, al di la degli slogan da manifestazione…), che vengono in qualche maniera strumentalizzati da molti altri personaggi che definiremo “capi” (vi ricordate la differenza fra un capo ed un leader? Clicca qui) e che hanno mire ben diverse… E’ anche vero che non tutti i “cambi della guardia” e le spaccature interne che si verificano in questo periodo hanno la politica come pretesto per litigare, ma è vero però che si cerca di infilarla dentro un pò ovunque e che gruppi “rivali” della stessa tifoseria spesso (quasi sempre) finiscono per avere tendenze differenti proprio perchè fanno di tutto per “andarsi in culo” l’un con l’altro. Infine un’altra precisazione è d’obbligo: si pensa che tutto il “male” sia portato dalla ventata d’estrema destra che in quel periodo invade le curve, e sicuramente questa parte politica ha strumentalizzato bene il tutto, sicuramente è anche vero che l’estrema sinistra dal canto suo è partita tardi in progetti simili, sicuramente i “compagni” hanno meno la tendenza ad omologare tutto al proprio credo, o forse non hanno la capacità di omologazione (anche con mezzi poco simpatici) che hanno i “camerati”. Ma non sono dei santi nemmeno loro: in realtà ci provano, prima con i Mondiali Antirazzisti che ben presto diventano una manifestazione dedicata più all’associazionismo che ai gruppi ultras veri e propri; poi con “Resistenza Ultras”, un progetto che parte da Livorno tentando di coinvolgere altre realtà orientate a sinistra (Terni, Ancona, ecc) in una sorta di “unione ideologica” contro l’avanzare dell’estrema destra nelle curve, ma che naufragherà miseramente nel breve volgere di qualche anno…

Se dovessimo dirla tutta, la sinistra in questi anni negli stadi brilla soprattutto per l’assenza e per la facilità con cui getta la spugna. In realtà se analizziamo la situazione ed abbiamo buona memoria, ci ricorderemo di come l’estrema destra in questo periodo sia molto presente negli stadi, e l’estrema sinistra nelle piazze: tale “anomalia” può essere spiegata con una “spartizione del potere”, lasciando gli stadi ai camerati e le piazze ai compagni. Quante volte avete assistito in quel periodo a manifestazioni di estrema destra nelle piazze? E quante a manifestazioni di estrema sinistra? Ecco, la risposta a questa domanda vi fa capire bene che molti ragazzi di sinistra preferiscono lasciar perdere pian piano la vita da stadio per concentrarsi sull’impegno sociale. Anche da loro, ci saranno dei “capi” che mireranno alla propria carriera politica più che ad una reale giustizia sociale, e che faranno strada usando la piazza come trampolino di lancio. E questa sorta di “tacito accordo” fra i due estremi in realtà fa molto comodo al sistema politico, che ha tutto l’interesse nell’avere una gioventù sbandata e divisa fra destra e sinistra, anzichè coesa e determinata a cambiare le cose. Se guardate molte curve del periodo che va grossomodo dal 1995 al 2007 vi accorgerete che alcuni personaggi (non tutti, ma sono pronto a scommettere che ce n’è una grossa fetta) si sono riciclati nelle fila del PDL (fra cui ci metto dentro anche la Lega Nord), come segretari di qualche sezione di partito o in qualche consiglio comunale; alla stessa maniera se andrete a cercare che fine ha fatto qualche “agitatore politico” della vostra scuola negli anni delle superiori, o meglio ancora se guardate fra gli organizzatori del G8 di Genova nel 2001, vi accorgerete che oggi molti di questi sono nelle fila del PD con le stesse mansioni dei loro colleghi “camerati”. E’ una storia vecchia come il mondo: in Italia non cambia mai niente, ogni tanto c’è una generazione che dice di voler cambiare il mondo, finchè le “braccia” di questa generazione non finiscono in galera, nell’eroina o nella criminalità organizzata; la base non cresce e mette su famiglia; mentre le “menti” ad un certo punto si tagliano o si fanno crescere i capelli, si fanno la barba, si cambiano i vestiti sostituendo il bomber o la kefiah con la giacca e la cravatta, e si riciclano all’interno di quello stesso sistema che fino a pochi anni prima giuravano di combattere fino alla morte. Per tutte le nuove leve: se capirete questo, comincerete ad evitare come la peste questi personaggi, e farete solo del bene a voi stessi ed alla vostra curva… Di questa generazione, si può dire solamente che qualcuno all’interno abbia fatto il gioco degli sbirri e dello stato, e non credo nemmeno molto “ingenuamente”!

A partire dalla metà degli anni 2.0, più o meno fra il 2004 ed il 2005 inizia a gettare le proprie basi un nuovo “tipo” di ultras: non sono pochi coloro infatti che, schifati dalla piega che hanno preso gli eventi, finiscono con l’allontanarsi dai propri gruppi di origine ed a riunirsi sempre più in gruppetti o “bande” poco numerose e per questo anche poco identificabili. Molti addirittura smettono di indossare i colori della squadra, chi lo fa per moda, ma anche chi lo fa per “dare meno nell’occhio”, ed addirittura chi smette per non sentirsi più accostato ad un determinato gruppo o clichè. Un fenomeno che in anni passati prendeva il nome di “canscioltismo”, e che in quel particolare periodo diventa “Movimento Casual”, sull’onda anche di film come “Hooligans” o “The Football Factory” che descrivono la scena del Regno Unito, finendo col far breccia nel cuore di molti ragazzi italiani. Sono gli anni in cui si gettano le basi per la quarta fase della nostra analisi, quella dell’appianamento. Molti ragazzi scelgono un profilo più basso a causa della sempre più pressante repressione pur mantenendo fede al proprio pensiero, altri invece ne hanno le palle piene e cominciano seriamente a pensare che destra e sinistra sono due facce della stessa medaglia che in un periodo come quello attuale non hanno più motivo di esistere: oggi più che mai esiste il “sistema” da una parte ed i suoi nemici dall’altra! Qualcuno appella questa nuova generazione di ultras come la “Generazione ACAB” dal momento che il minimo comun denominatore sembra essere l’odio nei confronti delle forze dell’ordine. In realtà la definizione è pure riduttiva, perchè tutto ciò è un segno dei tempi che cambiano, e gli ultras stessi debbono adattarsi al cambiamento per sopravvivere.

Nel febbraio 2007 muore l’agente di polizia Filippo Raciti al termine di Catania-Palermo, e da quel momento possiamo dire che la parola “Fine” sul mondo ultras come lo avevamo inteso fino a quel momento viene scritta. La repressione diventa pesante, asfissiante, le leggi sempre più dure, gli ultras il “male da estirpare”. Chiaramente la politica all’interno degli stadi sparisce o viene fortemente limitata: molti “fomentatori” ideologici capiscono che non è più tempo per loro, e si tolgono tentando la strada della carriera politica vera e propria, il grosso dei ragazzi abbandona la militanza ed i reduci si troveranno in molti casi a dover ricostruire le proprie curve da zero. E’ una fase che se vogliamo è ancora oggi in pieno svolgimento. Di sicuro, se uno paragona le curve di oggi con quelle di una decina di anni fa, noterà che c’è stato un notevole cambiamento non solo nella simbologia (peraltro oggi l’esposizione di simboli politici o striscioni a tema negli stadi è fortemente vietata), ma anche nei modi: niente più cori di tendenza, niente più derby politici ne coreografie a tema politico, anzi una certa “unità di vedute” di fronte alla repressione ed ai casi eclatanti come quello di Gabriele Sandri (ma non solo). L’introduzione della tessera del tifoso ha scremato ulteriormente le presenze, ed oggi difficilmente qualcuno potrebbe pensare di utilizzare la propria curva come trampolino di lancio per una carriera politica (il business di fatto è una questione diversa, e lo affronteremo prossimamente). Oggi molti ragazzi considerano la politica per ciò che è realmente: una presa per il culo! Le curve hanno tutte una loro tendenza politica più o meno spiccata, ma oggi è messa molto in secondo piano rispetto ad altri aspetti della vita da stadio, ed il problema del “razzismo” così sapientemente sventolato dalla stampa è in realtà una delle tante ipocrisie tipicamente italiane. E’ la nuova generazione che avanza, e che per  il prossimo decennio avrà l’onere di ricostruire ciò che è possibile ricostruire… L’augurio è che negli anni a venire ci sia qualche “memoria storica” che, di fronte a nuovi possibili “rigurgiti” di ideologie morte e sepolte, si ricordi a cosa ha portato tutto ciò.

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