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PRIMO PIANO: Ancona

28 giugno 2013

Primo Piano

Ancona-Palermo_1991-92_tifosi

Cominciamo oggi una nuova rubrica, attraverso la quale andremo a conoscere le più importanti realtà ultras italiane. Quelle città che hanno avuto un peso nel mondo ultras e dove gli ultras hanno avuto un peso reale nella vita cittadina. L’Italia da questo punto di vista offre tantissimo e noi di Ultras On Tour, per prestare il fianco il meno possibile alle polemiche (che immaginiamo già ci saranno) abbiamo deciso di visitarle una ad una, in rigoroso ordine alfabetico. Partiamo quindi dalla A, di Ancona.

Ancona ha una tradizione ultras importante: il primo striscione rappresentativo di un “nucleo” ultras risale infatti al 1978, quando nell’allora Curva Nord dello Stadio Dorico comparve la dicitura “Fossa Biancorossa”. Non conosciamo i motivi che portarono gli allora pionieri del tifo biancorosso a scegliere questo nome, forse un omaggio alla Fossa dei Leoni del Milan (già attiva da un decennio in quegli anni), forse per rendere l’idea che entrare nel loro stadio fosse come calarsi in una fossa popolata da feroci leoni. Quel che sappiamo è che in quegli anni la squadra si chiamava Anconitana, e che i “pionieristici” ragazzi della Fossa prendevano posto nella Gradinata del vecchio stadio Dorico, mentre l’unica curva era lasciata ai tifosi ospiti.

Ae4RiypVerso la fine degli anni ’70 l’Anconitana militava in serie D, ma il tifo era già attivo e caloroso. In questo senso contribuivano i numerosi derby di quegli anni con le squadre del circondario come Jesina, Civitanovese, Vigor Senigallia e Osimana. Nella gradinata del Dorico erano presenti alcuni club piuttosto ruspanti ed attivi come i Fedelissimi e le Furie Rosse. La Fossa rappresentava “il club dei giovani”, e per questo motivo voleva differenziarsi dagli altri. Fu così che il gruppo si spostò in Curva Nord, che divenne il covo storico del tifo biancorosso. All’inizio degli anni ’80 un gruppo di ragazzi fuoriuscì dalla Fossa dando vita alle Brigate Biancorosse. Sempre in quel periodo nacquero anche i Fighters Ancona.

nfld2aLa promozione in C1 del 1982 fa si che la società cambi nome in Ancona Calcio. E col ritorno in C1 nascono gli Ultras Ancona, che vengono ricordati come il gruppo più tosto e cazzuto di quegli anni. In un certo senso sono considerati il primo vero gruppo ultras della città dorica. Come simbolo addottano il casco e la chiave inglese, che era una simbologia “tipica” dei gruppi ultras schierati a sinistra in quegli anni, anche se l’ideologia politica nella curva biancorossa non era vincolante e negli anni successivi avrebbero visto la luce anche gruppi di matrice destroide.

300weokNegli anni fra il 1982/83 ed il 1987/88 la tifoseria anconetana conosce una vera e propria esplosione: il confronto con tifoserie rodate fa si che gli ultras biancorossi crescano acquisendo esperienza ed entusiasmo. Inoltre sono gli anni d’oro del movimento ultras italiano, ed un’intera generazione in tutta la Penisola si avvicina alle curve: in quel periodo nascono una miriade di gruppi e gruppuscoli che sono quasi sempre espressione delle varie compagnie e dei quartieri cittadini. In quel periodo lo Stadio Dorico diventa uno degli stadi più “caldi” d’Italia, e sono poche le tifoserie che si avventurano, sia per la fama acquisita dagli anconetani, sia perchè lo stadio ha una sola curva che gli ultras di casa dividono con i tifosi ospiti. Intorno alla metà degli anni ’80 si verificano duri scontri con pescaresi (presenti in 2.000, occuparono mezza Curva Nord), modenesi, sambenedettesi, ternani, spezzini ed in trasferta a Parma, Reggio Emilia, Padova e Cesena. Di contro nascono belle amicizie con gli spallini, i bolognesi e soprattutto con i cosentini: quest’ultimo rapporto nasce nel 1985 in occasione di un raduno ultras organizzato nella città calabrese, e si protrarrà per oltre vent’anni avendo trovato le due tifoserie molti punti in comune. Si moltiplicano anche i gruppi, e nel 1987 si contano più di dieci gruppi nella curva anconetana (Ultras, Fighters, Brigate Biancorosse, Red Kaos, Leoni della Pista, The Warriors, Hunters Ancona, ecc…). Una situazione che rischia di penalizzare la tifoseria, da più parti si capisce che bisogna unire le forse, e così nasce il Collettivo Curva Nord Ancona, che qui vediamo in una delle sue prime apparizioni a Rimini.

riminiancona8788biancorLa stagione 1987/88 viene ricordata come quella del trionfale ritorno in serie B, categoria da cui l’Ancona Calcio mancava dai primi anni ’50! La tifoseria è su di giri come non mai, le trasferte sono spesso e volentieri delle vere e proprie invasioni, come per esempio i 4.000 che raggiungono Vicenza. Il Collettivo inizialmente era nato come una sorta di “coordinamento”, un’entità in cui si riconoscessero tutti i vari gruppi. Col tempo invece diventerà un gruppo vero e proprio, quando molti dei vecchi gruppi ultras si sciolgono ed i membri diventano a tutti gli effetti membri del Collettivo Curva Nord Ancona. Altri invece continuano a mantenere la propria autonomia, come i The Warriors del quartiere Torrette, la Vecchia Guardia ed i Red Kaos. Da questo momento in poi la Curva Nord di Ancona verrà sempre più identificata col Collettivo.

27wvubaCon la serie B la tifoseria matura. Nascono rapporti di amicizia con tifoserie importanti come Genoa e Torino, e viene ufficializzato il gemellaggio con i cosentini. Il Collettivo porta un altra mentalità in curva, la tendenza politica diventa molto più marcata, e l’impegno sociale diventa un cavallo di battaglia del gruppo. Si moltiplicano i Che Guevara e le iniziative benefiche. Ma Ancona rimane comunque una piazza calda e difficile per chiunque si avventura, anche se nel frattempo è stata costruita anche la Curva Sud. Gli incidenti con l’Ascoli nel 1990/91 lasciano il segno sulla tifoseria, a suon di arresti e diffide. Pian piano la tifoseria anconetana comincia a tranquillizzarsi.

fotoultrasanconatripudiIl 1991/92 rappresenta una stagione storica per il calcio dorico: l’Ancona conquista infatti per la prima volta la serie A! La squadra condotta da Vincenzo Guerini parte a razzo, e si ritrova a sorpresa in testa alla classifica. Poi un leggero calo nella seconda parte del campionato fa si che comunque la squadra non esca mai dal giro delle prime quattro posizioni. L’intera città è in subbuglio, il Dorico è sempre stracolmo e la tifoseria anconetana invade tutti gli stadi della serie cadetta. L’apoteosi è a Bologna, il 7 giugno 1992, quando la compagine marchigiana conquista la promozione in serie A davanti a 12.000 tifosi anconetani. In quell’occasione viene rotto il gemellaggio con i bolognesi, nato all’inizio degli anni ’80 quando i rossoblù erano finiti in serie C.

2q3omqhLa serie A tuttavia non porterà particolari benefici alla tifoseria anconetana, vuoi perchè durò solo un anno, vuoi perchè finì con l’avvicinare molti tifosi spinti dalla moda del momento. Come se non bastasse, con l’esordio nella massima serie l’Ancona abbandonò il vecchio catino del Dorico per spostarsi nel nuovo stadio Del Conero. Uno stadio inizialmente (e per molti anni successivi ancora) “monco”, privo di una curva, proprio quella Curva Nord che per anni era stata il cuore pulsante di Ancona. Il Collettivo e gli altri gruppi biancorossi si spostano in Curva Sud, mentre gli ospiti vengono messi in un angolo di gradinata. Col ritorno in serie B, a partire dal 1993, la tifoseria inizia a ridimensionarsi. L’Ancona Calcio vive un ultimo colpo di coda conquistando la finale di Coppa Italia 1993/94 contro la Sampdoria: nella partita d’andata al Conero di sono diversi scontri con i doriani, mentre al ritorno 1.500 anconetani vedono infrangersi il sogno di conquistare la Coppa. Poi comincia il lento declino.

141928_tifosi-ancona2_1Nel 1996 l’Ancona torna in C1 e due anni più tardi rischia addirittura la C2, evitata solo vincendo i playoff contro il Foggia. Il seguito di sostenitori si affievolisce sempre di più, eccezion fatta per i ragazzi del Collettivo che continueranno sempre a presenziare ovunque, affiancati dai The Warriors, un bel gruppo con una buona mentalità. La curva “bollente” degli anni ’80 è ormai solo un ricordo, e gli ultras dorici in quel periodo si fanno notare più per iniziative contro la guerra e striscioni contro il razzismo che per scontri con altre tifoserie. Comunque non mancano di fare il proprio dovere, se chiamati in causa. Nasce in quegli anni una certa rivalità con i fermani: inizialmente i rapporti erano di indifferenza reciproca, poi nacque una reciproca antipatia che sfociò in un violento scontro in autogrill che vide fra le altre cose un tifoso fermano ferito pare da arma da taglio. Nella stagione 1999/2000 l’Ancona torna a giocarsi la promozione in serie B: avversari sono i nemici storici ascolani. Sul campo neutro di Perugia, circa 4.000 tifosi dorici accompagnano il ritorno in cadetteria. Il peggio sembra passato.

perugia 99001Col ritorno in B la città addormentata sembra risvegliarsi. Si ritrovano vecchi amici e nemici, come per esempio i pescaresi, i vicentini ed i ternani, ma si comincia a sperimentare anche la nuova repressione: non che negli anni precedenti non ce ne fosse, ma col nuovo millennio la meschinità e l’arroganza delle forze dell’ordine nei confronti dei ragazzi di stadio raggiunge livelli mai visti prima, che porteranno nel giro di qualche anno ad un punto di non ritorno. Nella trasferta di Pescara del 2001, circa 500 anconetani si scontrano duramente con la Celere sin dal loro arrivo nella stazione della città abruzzese. I racconti dei presenti parlano di abusi e provocazioni da parte dei celerini, che peraltro conoscono bene tutti i ragazzi delle curve italiane. Alla fine dei conti non verranno nemmeno fatti arrivare allo stadio, e la settimana successiva la Nord risponde così:

api41810saLa tifoseria ritrova comunque nuova linfa ed una certa “verve”. Sempre in quel periodo faranno molto parlare gli scontri in campo con i Furiosi Cagliari dopo che in mattinata gli ultras anconetani si erano impossessati dello striscione del gruppo. Il Collettivo dal canto suo rinnova quotidianamente il proprio impegno sociale con partecipazioni a manifestazioni come i Mondiali Antirazzisti di Montecchio Emilia o il G8 di Genova. Nei primi anni ’00 inoltre il movimento ultras italiano conosce un “rigurgito” di politicizzazione: se i primi ultras degli anni ’70 mangiavano pane e politica, e l’ideale faceva parte della vita di tutti i giorni, con l’inizio del nuovo millennio appare evidente il tentativo di movimento di estrema destra ed estrema sinistra di strumentalizzare le curve per tornaconto personale. In questo periodo, da un’idea dei livornesi, nasce “Resistenza Ultras”: si tratta di una sorta di “coordinamento” fra tifoserie di sinistra, nato allo scopo di contrastare l’avanzata di partiti d’estrema destra come Forza Nuova nelle curve degli stadi. Oltre ai già citati livornesi ne fanno parte i ternani (che mettono da parte qualsiasi rivalità con la tifoseria labronica in nome dell’ideale politico…) e gli stessi anconetani, anche se la loro presenza durerà poco.

lecceancona03040btNel 2003 l’Ancona torna in serie A. E’ una nuova apoteosi per la città, dopo la prima storica promozione di dieci anni prima con Vincenzo Guerini, questa volta è Gigi Simoni a riportare i dorici in paradiso. E l’apoteosi si raggiunge proprio a Livorno, il 7 giugno 2003: undici anni esatti dopo la prima promozione, gli oltre 8.000 tifosi dorici al seguito possono nuovamente festeggiare con un pareggio che spalanca le porte del paradiso. Al triplice fischio entrambe le tifoserie scendono in campo per festeggiare, e proprio in quei frangenti si rinnova il rispetto nato con i livornesi a seguito dell’esperienza di Resistenza Ultras.

0125kzMa la serie A, ancora una volta, non farà bene all’Ancona ed alla propria tifoseria. Con la promozione un altro gruppo cresce sempre di più all’interno della curva: è la Brigata Wallace, di matrice destroide, gruppo che finisce anche con l’entrare in contrasto col Collettivo. E nell’ottobre 2003 lo storico Collettivo Curva Nord getta la spugna, annunciando il proprio scioglimento dopo 16 anni passati in prima linea per l’Ancona e la città. E’ un colpo non da poco per la tifoseria: i ragazzi più giovani del Collettivo danno vita subito ad un nuovo gruppo, gli Ultras Ancona, che si sobbarca l’onere di un’eredità pesante. Il nome viene scelto in omaggio a quello che fu il primo gruppo anconetano di un certo peso, e come simbolo il logo della città a testimoniare un amore che non conosce ostacoli. Nella città dorica però non si fa l’errore di altre realtà, e la tifoseria non si divide: The Warriors affiancano gli Ultras nella gestione della curva, mentre la Brigata Wallace rimane un entità a se stante ma comunque partecipe. La politica viene messa definitivamente da parte per il bene della tifoseria stessa. Da questo momento in poi si scrive un nuovo capitolo nella storia ultras di Ancona, tuttavia la tifoseria faticherà non poco a ritrovare un proprio equilibrio. A fine stagione l’Ancona retrocede e di colpo fallisce, dovendo ripartire dalla C2.

play54ivCol ritorno in quarta serie anche la Brigata Wallace si rifà il look, cambiando il proprio nome in Brigata Ancona. Nascono altri gruppi molto attivi come i Cani Sciolti ed i 1905. I giovani Ultras Ancona cominciano a farsi le ossa e, nel giro di poco tempo, riescono a costruire una realtà rispettata. La vera svolta è in chiave politica: pur mantenendo fede alla linea antirazzista della tifoseria e continuando a combattere ogni forma di repressione, gli Ultras rifiutano ogni forma di politicizzazione, tanto che usciranno molto presto anche dal progetto Resistenza Ultras. Insomma, riescono nell’intento di non sputtanare la tifoseria, mantenendo fede ai propri valori ed amicizie, ma con una linea più al passo con i tempi. Tempi che però stanno cambiando e la repressione è sempre più forte: nel febbraio 2007 al termine di Catania-Palermo muore l’agente di polizia Filippo Raciti, ed il giro di vite sul mondo ultras è quello definitivo. Vengono vietati striscioni, tamburi, fumogeni e bandieroni, mentre le trasferte, fino ad allora libere, sono ora a discrezione di un’Osservatorio che decide di volta in volta quali tifoserie possano seguire la propria squadra in trasferta e con che modalità. Gli Ultras Ancona prendono posizione contro queste leggi dittatoriali, disertando la curva a tempo indeterminato ed organizzando anche manifestazioni nella propria città. Tuttavia col tempo la diserzione diventa un impegno troppo gravoso, che porta anche qualche frizione interna. I problemi con la questura e le diffide che colpiscono la quasi totalità del gruppo fanno il resto. Nel novembre 2007, dopo soli quattro anni di vita, gli Ultras Ancona decretano il proprio scioglimento: i reduci continueranno a seguire le partite senza nessuna sigla di riconoscimento, mentre col tempo altri ex-membri del gruppo si affiancheranno ad altri gruppi già esistenti. Lo stesso anno si sciolgono anche i Cani Sciolti, e nel caos generale la curva rischia di sbandare.

tifoan1Negli anni successivi The Warriors, Brigata Ancona e 1905 decidono di unire le forze: nasce così il gruppo Curva Nord Ancona, che ha l’ambizioso progetto di riempire il vuoto lasciato da Collettivo ed Ultras Ancona. E proprio la nascita di questo gruppo porterà dei grossi screzi con la Vecchia Guardia, gruppo in cui erano confluiti alcuni reduci del Collettivo e degli Ultras. Screzi che non verranno risolti peraltro in maniera pacifica. Nel frattempo l’Ancona, fra mille peripezie, torna in B (2008). Ma è un fuoco di paglia: dopo un playout vinto col Rimini ed una salvezza risicata nelle ultime giornate (il tutto dopo una partenza a razzo), la società dorica conosce un nuovo fallimento. Questa volta la società viene radiata, e l’A.C. Ancona potrà essere iscritta solo in terza categoria. Sono giorni drammatici per la città: solo il 10 agosto si riesce a formare una nuova società che ripartirà dal Campionato Eccellenza. La tifoseria organizzata si distingue (primo caso in Italia) per mettere in piedi un vero e proprio azionariato popolare attraverso l’associazione “Sosteniamo l’Ancona”.

curva2L’Eccellenza marchigiana è meno brutta di ciò che si crede, dal momento che nello stesso girone ci sono anche Sambenedettese e Fermana. La curva, nonostante il fallimento, torna a popolarsi, anche se la tifoseria dorica si trova inspiegabilmente nel mirino dell’Osservatorio. E’ il 2010, anno in cui Maroni ha appena lanciato la Tessera del Tifoso e si fa di tutto per mettere a tacere il dissenso dei tifosi e degli ultras di tutta Italia. Gli anconetani, che pure in Eccellenza non avrebbero bisogno della tessera per muoversi in trasferta, sono tra i più colpiti forse per il loro forte impegno sociale in chiave anti-repressione: nella trasferta di Rimini contro il Real Rimini (squadra senza tifosi) le forze dell’ordine si inventano di non far entrare uno striscione per i ragazzi diffidati. Ne nasce una discussione che i gendarmi pensano di chiudere con una carica, ma la reazione anconetana è rabbiosa e per diversi minuti succede di tutto nella tribuna dello stadio romagnolo. Alla fine una decina di ultras dorici verranno diffidati, altri sette verranno sottoposti al medesimo trattamento in seguito agli incidenti in casa contro la Sambenedettese, ma soprattutto alla tifoseria anconetana vengono vietate tutte le trasferte fino alla fine del campionato. Decisione che verrà poi rivista, e che consentirà agli ultras di vivere da protagonisti la seconda parte del campionato che vede l’Ancona riconquistare la serie D. Nella trasferta decisiva di Fermo sono oltre 1.500 i tifosi al seguito in una domenica calda sotto tutti i punti di vista.

Fermana-AnconaAttualmente l’Ancona milita in serie D, dove negli ultimi anni ha dato vita a derby molto caldi con gli eterni rivali sambenedettesi. La Curva Nord sotto la nuova guida sembra aver risolto i problemi interni che l’attanagliavano, e chi si è trovato di fronte gli anconetani negli ultimi anni me ne ha parlato molto bene. Peccato che la categoria non sia consona alla tradizione ed alla storia della città. Ma forse, da un punto di vista strettamente ultras, è un bene in questi anni rimanere fuori dal calcio professionistico…

 

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