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PRIMO PIANO: Ascoli

5 luglio 2013

Primo Piano

Come abbiamo già visto, l’Italia è un paese che in termini di storia e cultura ultras offre tantissimo: qui è nato un movimento oggi sviluppato in tutta Europa, qui ci sono tifoserie anche di piccole città che hanno lasciato un segno importante. Scopo di questa rubrica è proprio quello di andare a conoscere queste realtà, rigorosamente in ordine alfabetico dal momento che è nostra intenzione rimanere il più possibile super-partes e non far torto a nessuno. Dopo aver visitato la settimana scorsa la tifoseria di Ancona, andiamo a trovare i loro cugini di Ascoli, un centinaio di chilometri più a sud nell’entroterra marchigiano…

La tifoseria ascolana vanta una lunga tradizione, ma contemporaneamente ha conosciuto momenti di alti e bassi spesso scollegati dall’andamento stesso della squadra. Il primo gruppo ascolano nasce addirittura nel 1970 col nome di Falange Bianconera: sin dal nome era evidente l’inclinazione politica della tifoseria ascolana, decisamente controcorrente in un mondo giovanile (ed i primi gruppi ultras non facevano eccezione) schierato per la maggior parte a sinistra in quegli anni. Altri gruppetti di scarso rilievo si affiancarono in quel periodo alla Falange, e la disorganizzazione regnava sovrana, tanto che non esisteva nemmeno un vero e proprio settore di riferimento (anche se i tifosi più caldi usavano in genere prendere posto in Curva Nord). Tutto questo fino al 1974, quando il tifo conobbe una svolta grazie alla promozione in serie A dell’Ascoli Calcio 1898 guidato dal compianto Costantino Rozzi. Lo stesso presidente ascolano fece ampliare a sue spese lo stadio, portandolo ad una capienza di circa 40.000 posti.

Anche la tifoseria decise di rimodernarsi, e si optò per la creazione di un gruppo unico, che unisse la Falange con tutti gli altri gruppi minori, sul modello di un fenomeno che già si stava verificando un pò in tutte le tifoserie dell’epoca: la scelta del nome fu piuttosto combattuta, in quanto si voleva un nome che comunque rispecchiasse l’identità destroide degli ultras piceni, ma che fosse originale e diverso dai vari ultras, brigate, commandos, ecc che già si vedevano in molte curve. La scelta cadde su Settembre Bianconero, una sorta di “omaggio” al gruppo estremista palestinese “Settembre Nero” autore fra l’altro dell’attentato sanguinario nei confronti degli atleti israeliani in occasione delle Olimpiadi di Monaco ’72.

100417010703578626Con la nascita del SBN gli ultras ascolani decidono di stabilirsi definitivamente in Curva Sud, anche per una questione logistica: in quegli anni infatti esisteva solo una strada che collegava il centro cittadino con lo stadio, e passava proprio davanti la Curva Sud, che divenne un punto “strategico” per il controllo del territorio. Sin dai primi anni nella massima serie la tifoseria bianconera si fece notare per il grande calore e per riuscire a trasformare il Del Duca in uno stadio veramente ostile per gli avversari. E pur non avendo grande esperienza nella conduzione di una curva (anzi, era tutto molto spontaneo), non mancava loro il coraggio per misurarsi con tifoserie molto più esperte e navigate. I primi scontri di un certo rilievo furono contro gli Ultras Viola nel 1974, il primo anno di serie A, quando migliaia di fiorentini seguirono la squadra nelle Marche scatenando anche un bel putiferio. I ragazzi del SBN si trovarono impreparati, ma fu la svolta, perchè da quel momento nulla venne più lasciato al caso: qualsiasi gruppo che si presentasse ad Ascoli con fare strafottente e baldanzoso veniva “giustiziato”, e gruppi di giovani ultras cominciarono a pattugliare la città sin dal mattino. Quei primi anni di serie A vengono ricordati per gli scontri con i viola (che divennero una delle tifoserie più odiate dal SBN), romanisti, granata, laziali e ternani.

100417010946826572Anche l’organizzazione del gruppo cominciò a migliorare: le trasferte venivano seguite ogni domenica da migliaia di tifosi, comparvero le prime magliette bianche con le lettere SBN spruzzate da una bomboletta nera; e nel 1978 arrivò anche il nuovo striscione, tutto nero, 30 metri di lunghezza ed il teschio come simbolo al centro. In quel periodo fa la sua comparsa anche il primo, storico, bandierone copricurva; per anni il più grande mai realizzato da una tifoseria italiana. Tuttavia, fra la fine degli anni ’70 e l’inizio del nuovo decennio, il SBN entra in crisi e sembra destinato allo scioglimento. Se l’Ascoli milita con successo nella massima serie non si può dire lo stesso del gruppo guida della sua tifoseria, che soffre il ricambio generazionale ed i pesanti dissidi che si creano fra vecchi e nuovi elementi del gruppo. Succede così che per qualche anno lo striscione del SBN non viene più esposto, anche se il tifo non ne risente eccessivamente dal momento che nella Sud sono presenti anche altre realtà ultras che si assumono l’onere organizzativo. La crisi in seno al SBN dura un paio di stagioni, fino a quando un gruppo di ragazzi poco più che ventenni non decide di affrontare di petto la situazione, rifondando il direttivo alle radici.

1zzltsgCol cambio ai vertici del gruppo-guida, comincia il decennio più tormentato per il tifo bianconero, e gli ultras ascolani si trovano loro malgrado coinvolti spesso anche in episodi di cronaca nera. Nei primi anni del nuovo decennio cambia anche la logistica dello stadio Del Duca: viene aperta infatti la Circonvallazione Nord che fa si che chi arriva da fuori possa raggiungere lo stadio senza dover per forza attraversare il centro città. Questo fa si che i numerosi scontri ora si concentrassero maggiormente nei dintorni dello stadio, mentre negli anni ’70 finivano col coinvolgere spesso l’intero centro cittadino. Ascoli tuttavia mantenne fede alla sua fama di stadio caldo, anzi bollente, e tifoserie navigate come bolognesi e genoani ne fecero le spese. Nacque anche nella prima metà degli anni ’80 una sorta di amicizia con le Brigate Gialloblù Verona, simpatia dettata da motivi politici che tuttavia durò poco. Sempre in quel periodo venne anche rifatto nuovamente lo striscione del Settembre Bianconero, utilizzando il carattere runico che rimase in “uso” del gruppo fino alla fine degli anni ’90. ça Nord cresce: nel 1983 nascono i Black Warriors, per anni degna spalla del SBN (gruppo di cui condividevano l’ideologia politica e gli ideali), mentre nel 1985 vedono la luce gli Stra Kaos che rappresentano un pò un’alternativa nel panorama ultras ascolano, meno inquadrati e meno politicizzati rispetto agli altri gruppi. Sempre nel 1985 l’Ascoli di Costantino Rozzi, dopo anni molto belli, retrocesse in B dove peraltro rimase un solo anno prima di ritornare in A: giusto il tempo di riassaporare il derby con la Sambenedettese, considerato un pò da entrambe le parti come “il vero derby”, che vide grossi incidenti sia al Del Duca che al Riviera delle Palme (dove comunque la presenza ascolana, dicono le cronache dell’epoca, fu alquanto risicata). Derby che ebbe anche una coda tragica: Giuseppe Tommasetti, tifoso della Sambenedettese, morì accoltellato da un ultras ascolano all’uscita di una discoteca di Centobuchi nel gennaio 1986. Purtroppo non fu l’unico episodio di cronaca nera di quegli anni: l’anno successivo un tifoso viola venne accoltellato sotto la Nord e si salvò solo dopo diversi giorni di coma. L’episodio che tuttavia fece maggior scalpore fu la morte di un membro storico del Settembre Bianconero, Nazzareno Filippini, morto al termine della partita contro l’Inter nel 1988.

w9jn8zIl 9 ottobre 1988 al termine di Ascoli-Inter, il gruppo degli Skins Inter viene intercettato vicino la Sud mentre sta tornando verso il proprio pullman. Volano sassi e c’è qualche corpo a corpo. Nazzareno Filippini, per tutti Reno, membro storico del SBN ne paga le conseguenze e finisce in coma col cranio sfondato. Rimarrà in coma otto giorni presso l’ospedale di Ancona per poi morire, lasciando a piangelo la madre, il fratello, la fidanzata che avrebbe dovuto sposare di li a pochi giorni e un’intera città. Sulla vicenda non c’è mai stata molta chiarezza: cinque ultras interisti vennero arrestati, tutti personaggi molto noti negli ambienti della Nord, ma dopo pochi mesi vennero rilasciati per mancanza di indizi. A tutt’oggi girano almeno un paio di versioni sulla vicenda: quella ufficiale che vuole Nazzareno colpito durante la rissa, soccorso dal fratello, accompagnato all’ospedale con la testa sanguinante, quindi il coma, il trasferimento ad Ancona e la morte; e quella di parte interista, che parla di qualche scaramuccia con gli ascolani, e del ritrovamento poi del corpo del giovane Nazzareno con i pullman interisti ormai lontani da Ascoli. La verità non si saprà mai. Da quel momento le tifoserie verranno rigorosamente separate sia dentro lo stadio (con la creazione di veri e propri “settori ospiti”, mentre fino al 1988 spesso le tifoserie in trasferta si mescolavano nelle curve con il pubblico di casa) che fuori (moltiplicazione di scorte di polizia, settori ed accessi separati, ecc.). Lo stesso Settembre Bianconero si vedrà più volte vietare l’esposizione dello striscione: è un periodo nerissimo per il gruppo, che in quegli anni raramente si muove al seguito dei bianconeri in trasferta.

2jletUna piccola nota curiosa: proprio in quell’Ascoli-Inter venne rubato lo striscione dell’Inter Club Cologno Monzese, che venne poi ridipinto con i colori rasta e divenne lo striscione ufficiale del Gruppo Rasta, unico gruppo di tendenza sinistroide nella storia della tifoseria ascolana, che durò qualche anno e poi venne fatto sciogliere dal momento che la loro linea era decisamente in contrasto con quella del resto della curva. Gli anni ’90 coincisero con il declino definitivo dell’Ascoli Calcio: nel 1990 la società di Costantino Rozzi sprofonda in B per la seconda volta nella sua storia. Ci rimane un anno, durante il quale la tifoseria ritrova vecchi e nuovi nemici (anconetani e pescaresi in primis, ma ci sono tafferugli anche con veronesi e padovani) prima di riconquistare la serie A al termine di un lungo testa a testa col Padova risolto solo all’ultimo minuto dell’ultima giornata: a Reggio Emilia circa 2.000 tifosi ascolani festeggiano la promozione nella massima serie. Ed anche la massima serie durerà un anno prima di un nuovo sprofondamento, stavolta definitivo. Nel campionato 1992/93 l’Ascoli si trova per l’ennesima volta a lottare per la promozione in serie A, le avversarie questa volta sono Lecce, Piacenza e nuovamente Padova. Proprio all’ultima giornata allo stadio Appiani di Padova si disputa lo scontro diretto per la promozione. Vinceranno i biancoscudati per 3-2 ma in serie A ci andranno Lecce e Piacenza, tuttavia la giornata rimane nella memoria di tutti i presenti: i padovani si scontreranno ripetutamente con le forze dell’ordine allo stadio, forze dell’ordine che poi in stazione caricheranno gli ascolani per rimandarli a forza sul treno, ma dovranno subire la reazione rabbiosa degli ultras piceni, che li costringerà a battere in ritirata…

Padova93il campionato 1992/93 rappresenterà un pò il canto del cigno per la gloriosa società di Costantino Rozzi: il presidentissimo muore infatti il 18 dicembre 1994, lasciando frastornata ed incredula l’intera città. Ai funerali partecipano più di 20.000 persone, bloccando il centro cittadino. Una gravissima perdita per tutto il calcio italiano, ancora di più per l’Ascoli Calcio che proprio quell’anno retrocede in serie C. Un anno drammatico, dal momento che i bianconeri perdono anche la finale del Torneo Anglo-italiano contro il Nott’s County a Wembley, nonostante i 2.000 tifosi al seguito. La ciliegina sulla torta è il furto dello striscione che i ragazzi del SBN subiscono a Verona, nell’ultima giornata di campionato. E’ la fine di un’era… Anni dopo a Costantino Rozzi verrà intitolata la Curva Sud dello stadio Del Duca.

205017_412999912081089_1145172203_oIn terza serie la tifoseria si ricompatta, sembra ritrovare gli stimoli dopo alcuni anni di grigiore. Le presenze crescono, nasce il gruppo Guardia di Ferro, giovane e quadrato, ispirato ai legionari rumeni di Condreanu, che va ad affiancare il SBN insieme ai Black Warriors. Seguiranno otto lunghi campionati di serie C, dove l’Ascoli perderà per ben tre volte la promozione ai playoff. Otto campionati che servono alla tifoseria per ricompattarsi, e tornare più forte di prima: la Sud è sempre piena, le trasferte tornano ad essere seguite da centinaia di ultras, tifo e partecipazione sono ai massimi livelli. Nella prima stagione i bianconeri perdono clamorosamente la serie B nello spareggio di Foggia contro il Castel di Sangro ai rigori, davanti a circa 6.000 tifosi piceni; seguono quindi anni bui e campionati anonimi, dove la squadra a stento raggiunge la salvezza: la tifoseria non ci sta, il popolo ascolano non si sente da serie C, e le contestazioni sono inevitabili. Contro la Battipagliese la curva sfonda i cancelli e decide di farsi giustizia, due giocatori campani rimangono feriti, l’Ascoli perderà due a zero a tavolino e il Del Duca verrà squalificato per quattro turni. Di positivo in questo periodo c’è l’avvicinarsi di nuovi e volenterosi giovani e la nascita di nuovi gruppi come per esempio gli Arditi di Comunanza. Pian piano cominciano a venire al pettine molti nodi con vecchi (leccesi, ternani, cosentini) e nuovi (nocerini, giuliesi) nemici. Nel 2000 l’Ascoli perderà la finale di Perugia contro l’Ancona per i playoff, ma gli ascolani presenti al Curi sono quasi il doppio degli anconetani…

526885_499074553473624_855029308_nNegli anni della C nasce anche un certo astio verso i catanesi. Nel frattempo si perdono per l’ennesima volta i playoff, contro il Messina, nel 2001. L’anno successivo, finalmente, il Picchio riesce a tornare in B vincendo il campionato. La cadetteria riesce a “gonfiare” ulteriormente la tifoseria, che sfoggia grandi numeri e trasferte di massa praticamente in tutti gli stadi. Nasce in quel periodo la rivalità con i livornesi, per ovvi motivi politici. Dopo le prime scaramucce nella Supercoppa di C del 2002, l’anno successivo ben 1.000 ascolani si presentano a Livorno, e non mancano le provocazioni: torce lanciate in gradinata, cori politici, bandiere di Che Guevara bruciate. I livornesi dal canto loro non stanno a guardare, e fuori dello stadio si scontrano con la polizia nel tentativo di raggiungere il settore ospiti. Il primo anno di B verrà ricordato soprattutto per gli scontri con i livornesi. Altre “frizioni” nascono con i catanesi, mentre di contro si sviluppa una bella amicizia con i triestini che durerà però pochi anni, e viene rinsaldata quella con i laziali che dura ormai da un pò di tempo (questo dopo che negli anni ’70 Ascoli si era rivelato un campo ostile per i laziali). Gli ultras ascolani confermano il proprio carattere duro degli esordi, ma i tempi sono cambiati, le diffide fioccano come se piovesse, le leggi sono sempre più restrittive. Cambiano anche le prospettive degli ultras, che “spostano” la loro attenzione sul marcio del sistema-calcio spesso mettendo da parte le rivalità in nome delle battaglie comuni. Nell’estate 2003 il calcio italiano è sconvolto dal caso-Catania, in molti stadi per protesta le squadre non scendono in campo, ad Ascoli ci pensano direttamente i tifosi a dettare la linea assaltando semplicemente il pullman che trasporta i giocatori del Genoa: quindici feriti, con la polizia che spara lacrimogeni ad altezza d’uomo. In curva appare lo striscione “Tolleranza zero al calcio moderno”, e si smettono di fare cori per i giocatori.

1173376237_fDopo un paio di salvezze risicate, nel 2005 l’Ascoli torna in serie A. Succede al termine di una stagione alquanto “strana”: il Genoa, primo classificato, viene condannato alla serie C per illecito; mentre le due finaliste dei playoff, Torino (vincitore) e Perugia (sconfitto) non si iscrivono al campionato per problemi economici. Oltre all’Empoli vengono quindi ripescati Ascoli e Treviso. Da diversi anni la tifoseria bianconera è in forte ascesa e l’arrivo in serie A sembra il coronamento di un sogno. Invece quando tutto sembra ormai andare bene, ecco che un gruppo di battaglieri ragazzi si stacca dal Settembre Bianconero per fondare gli Ascoli Piceno Ultras (che in casa esporranno a più riprese lo striscione Ascoli Piceno). La vena battagliera e l’impegno degli APU li vedono immediatamente alla ribalta: dopo 32 anni il Settembre Bianconero abdica a favore del nuovo gruppo, spostandosi nella parte alta della curva. Nei mesi successivi un’ondata di diffide (oltre 60) a seguito degli scontri con Inter, Juventus e nella trasferta di Parma finirà col condizionare pesantemente le sorti della curva, tanto da portare ad un forte ridimensionamento del “nucleo” centrale ed allo scioglimento dei Black Warriors. Un altro episodio poco piacevole succede nella partita contro la Sampdoria, quando un razzo sparato dalla curva ascolana sfiora una signora anziana: i gruppi si dissociano immediatamente dall’accaduto, e si scoprirà poi che il colpevole è un ragazzo che non appartiene nemmeno ai gruppi organizzati.

ascolijuve2Col ritorno quasi immediato in serie B la tifoseria picena si sgonfia. Ormai sono poche decine a seguire l’Ascoli fuori delle mira amiche, ed anche in casa il tifo ne risente. La curva si svuota pian piano, e come se non bastasse arriva la tessera del tifoso a dare il colpo di grazia. E così la curva ascolana comincia a seguire solo le partite casalinghe, ma sul finire del campionato con la squadra in piena bagarre salvezza ricominciano a vedersi gli ultras piceni anche in trasferta. Memorabile quella di Padova nel 2012 quando circa 500 supporters bianconeri portano l’Ascoli alla salvezza. Nel frattempo però c’è stato un altro cambio di rotta interno alla curva: la nascita degli Ultras 1898, che unisce le varie anime del tifo, con lo scopo di ricompattare l’ambiente. L’esperimento riesce, e la curva ritrova parte dell’antica verve, anche se rimangono da risolvere i problemi relativi alla repressione ed alla tessera del tifoso. Al termine dell’ultima stagione il “Picchio” retrocede nuovamente in serie C. Per la battagliera curva bianconera si preannuncia un altro, lungo periodo di lotta…

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