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PRIMO PIANO: Atalanta

12 luglio 2013

Primo Piano

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La tifoseria atalantina è da sempre una delle più temute e rispettate in assoluto. E non solo in Italia. Nel corso di una storia ultras ormai quarantennale, gli orobici hanno saputo conquistare l’ammirazione anche di tifoserie tradizionalmente nemiche grazie al loro stile ruvido, alla predisposizione per lo scontro accompagnata da una certa lealtà, al tifo incessante ed ai numeri che riescono a portare al seguito in qualsiasi categoria. Bergamo è una piccola città di provincia, ma fra le città di provincia è un caso unico nel Nord Italia (insieme a Verona) di città che si identifica totalmente nella sua squadra, l’Atalanta. E questo ha sicuramente dato una grossa mano allo sviluppo di un movimento ultras cittadino di grandissimo spessore.

Il primo gruppo a prendere forma nella Nord bergamasca è quello dei Commandos Atalanta, nel 1972. I gruppi ultras stavano muovendo i primi passi in tutta Italia, l’organizzazione era molto spontanea e casereccia, e calcisticamente parlando l’Atalanta non se la passa troppo bene, dal momento che al termine di quella stagione retrocederà in serie B dove rimarrà per cinque anni, però le basi sono state gettate. Un anno dopo nascono anche i Panthers, ragazzi della zona di Dalmine. Cominciano anche i primi problemi di ordine pubblico: nel 1974 i tifosi del Verona in trasferta sbagliano curva finendo nella Nord anzichè nella Sud che era quella adibita agli ospiti. Verranno cacciati in malo modo.

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Nonostante i campionati deludenti della squadra, il tifo prende sempre più vigore: compagnie intere di giovani si riversano allo stadio, e fra il 1974 ed il 1976 nascono altri gruppi quali gli Sbandati e soprattutto le Brigate Nerazzurre: queste ultime prendono vita da una costola dei Commandos, staccatasi in disaccordo con la linea pacifista e non violenta del gruppo, e rivendicano un’ideologia piuttosto di sinistra. Nel 1977 l’Atalanta torna in serie A: ben 13.000 tifosi seguiranno la squadra a Genova in occasione degli spareggi con Cagliari e Pescara. E’ l’apoteosi, il tifo esplode definitivamente e diventa un vero e proprio modo di vivere per moltissimi ragazzi della bergamasca e non solo…

Il ritorno in serie A vede la nascita delle prime, fortissime rivalità: nel 1977 gli Ultras Granata del Toro (gruppo che all’epoca era parecchio organizzato e mediamente più “avanti” rispetto agli altri) si presenta a Bergamo con fare molto aggressivo, imbrattando i muri di scritte ed aggredendo alcuni passanti. I bergamaschi si organizzano, e nascono violentissimi scontri corpo a corpo che poi continueranno dentro lo stadio per tutta la durata della partita. Compaiono sugli spalti spranghe di ferro e caschi, ed anche una lanciarazzi che provocherà un principio di incendio. Sono i primi incidenti di una certa levatura a Bergamo, in una città che in quegli anni non era certo abituata alla violenza calcistica. E tutto ciò rappresenterà una svolta anche all’interno della tifoseria: se fino a quel momento il tifo era stato vissuto in maniera molto goliardica, da li in poi gli ultras nerazzurri prendono coscienza che ci vuole una certa organizzazione ed un certo tipo di mentalità, onde evitare che Bergamo diventi terra di conquista. Grazie a questa nuova mentalità comincia ad allargarsi il fronte delle Brigate, più deciso ed oltranzista, a danno dei Commandos che iniziano pian piano a perdere potere all’interno della Curva Nord.

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Incidenti con gli Ultras Granata si ripeteranno anche nella partita di ritorno al Comunale, dando inizio ad una delle più fiere rivalità di sempre. Di contro, nasce un’amicizia con gli juventini, proprio in chiave anti-granata, e con i romanisti.  Due amicizie che negli anni a venire si trasformeranno in feroci rivalità. Sempre di quel periodo è anche la nascita dello storico gemellaggio con la TernanaUn altro episodio che porta gli ultras dell’Atalanta agli onori della cronaca accade nel 1979 a Perugia, quando il portiere Pizzaballa viene colpito da un sasso lanciato dalla curva dietro la porta: il sasso viene attribuito agli stessi atalantini, dato che in quel settore sono presenti le Brigate Nerazzurre ed il loro striscione è ben visibile, e così viene respinta la richiesta dell’Atalanta di ottenere la vittoria a tavolino. Da più parti si levano voci di sdegno, che gli ultrà sono costretti a respingere con un comunicato in cui respingono ogni responsabilità circa il sasso di Perugia.

Cominciano anni duri per l’Atalanta, che nel giro di due anni retrocede dalla serie A alla C1. Ma anche per la curva, che comincia a vivere i primi tumulti interni: nel 1981 le Brigate Nerazzurre, ormai diventate il gruppo più forte numericamente, scalzano i Commandos (che si scioglieranno un anno più tardi) e prendono in mano la curva. Nello stesso periodo prende vita anche la sezione di Lecco delle Brigate, che sarà la più numerosa della Nord atalantina. Le cose cambiano, e viene imposta la “linea dura” anche e soprattutto nei confronti delle altre tifoserie. Ma altri gruppi, a loro volta, si staccano dalle Brigate in disaccorso con la linea del gruppo: è il caso degli Stoned, dell’Armata e dell’Island Collective, ragazzi che debbono il loro nome alla provenienza dal quartiere dell’Isola. La curva conosce una maggiore organizzazione, e gli spettacoli coreografici a base di torce e fumogeni diventano una costante. Anche gli incidenti diventano una costante: nel 1981 i genoani, in piena corsa per la serie A, si presentano in 20.000 a Bergamo; la Fossa dei Grifoni fa il giro dello stadio e si scontrerà duramente con le Brigate per fare irruzione in Curva Nord. Le Brigate resistono, e da quel momento nascerà un’altra, fortissima rivalità, che peraltro avvicinerà gli atalantini ai sampdoriani.

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Nel 1983 i gruppi Stoned, Armata ed Island Collective si fondono in un’unica entità: nascono i Wild Kaos Atalanta, altro gruppo che segnerà la tifoseria orobica. I Kaos (o WKA) ritengono la linea delle Brigate “troppo moderata”, e per principio rifiutano ogni contatto con società e questura. Anche l’organizzazione è molto diversa, perchè per loro il tifo è molto secondario rispetto alla volontà di cercare lo scontro fisico con chiunque. Politicamente invece, nonostante agli esordi siano più vicini all’estrema sinistra, non prenderanno mai una vera e propria posizione, tanto che negli anni si sposteranno sempre più su posizioni filo-leghiste per poi arrivare addirittura vicini alla destra negli ultimi anni di vita del gruppo. Una linea, quella dei WKA, se possibile ancora più dura di quella delle Brigate, e che creerà in seno alla curva non pochi problemi.

Ma nei primi anni ’80 Bergamo è riconosciuta a livello nazionale per il grande calore dei suoi tifosi. Ed in campo coreografico arriva una grossa svolta: ai tradizionali fumogeni infatti si va ad aggiungere il primo bandierone copri-curva. In quel periodo i bandieroni copri-curva rappresentano un must in tutte le curve italiane, ed è in atto una sorta di “competizione mai dichiarata” per chi lo fa più bello e più grande. I bergamaschi, fedeli alla linea autarchica, lo fanno interamente cucito a mano, senza bisogno di sponsor o di interventi societari: ne nasce un’immenso telone a righe nerazzurre, fatto in casa con la stoffa comprata tramite colletta e cucita dalle ragazze del gruppo. Un cimelio che ancora oggi di tanto in tanto compare, e che rende fieri gli ultras atalantini… Il 12 maggio 1985 il Verona va a festeggiare proprio a Bergamo la conquista dello scudetto, e l’occasione è un confronto per due fra le tifoserie più ammirate del momento: ben 12.000 tifosi gialloblù invadono Bergamo, e nel corso della giornata si scontreranno ripetutamente con le forze dell’ordine e con gli ultras atalantini, i quali ben poco possono fare di fronte alla marea scaligera, ma riescono almeno a mantenere il controllo sul territorio. La giornata vedrà alla fine oltre 100 feriti, ma la notizia passerà in secondo piano rispetto allo storico scudetto dell’Hellas.

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Col ritorno in serie A si sfaldano anche i due gemellaggi storici, quello con la Juventus e quello con la Roma. In particolare, quest’ultimo finisce per volontà dei Wild Kaos, che nel 1985 fanno irruzione in Curva Sud dove sono appostati i romani, e ne fanno nascere una zuffa furibonda. Negli anni ’80, in un’epoca in cui la politica esce e quasi sparisce completamente dalle curve, Bergamo diventa una delle tifoserie “rosse” per eccellenza, e questo forse è il motivo principale della rivalità che li contrappone agli ultras della Lazio (ma anche a quelli del Verona). Di contro, gli incidenti si moltiplicano, e quando non sono le Brigate ad attaccar briga, sono i Wild Kaos. Intorno alla metà degli anni ’80 Bergamo diventa, insieme a Verona, la “capitale della violenza negli stadi” secondo una definizione giornalistica dell’epoca. Definizione che sarebbe azzeccata se non fosse che i giornalisti di queste cose non ci hanno mai capito una mazza per quanto si sforzassero: basta pensare che il pubblico più civile era considerato quello napoletano… Ma i bergamaschi, che pure fanno della violenza un loro credo, prendono la distanza in maniera abbastanza netta dall’uso di coltelli ed armi da taglio, diffusissimi nelle curve anni ’80: la loro filosofia è di confrontarsi con chiunque, ma in maniera leale, pugno contro pugno.

Contemporaneamente l’Atalanta scrive uno dei più bei capitoli della propria storia, e nel 1987 giunge a disputare la finale di Coppa Italia contro il Napoli. L’anno successivo i nerazzurri giocano in serie B, ma complice la vittoria dello scudetto da parte del Napoli e la conseguente partecipazione alla Coppa dei Campioni, acquisiscono il diritto di partecipare alla Coppa delle Coppe. Per la prima volta una squadra di serie B parteciperà ad una coppa europea, l’euforia è tanta a Bergamo, e nell’ottobre 1987 arriva l’esordio assoluto in Galles contro il Methir Tydifield. Ci saranno anche alcuni scontri con gli hooligans gallesi, ma la Dea passa il turno, e comincia una splendida avventura. Cadono nell’ordine Methir Tydfield, Ofi Creta e Sporting Lisbona. Gli ultras dell’Atalanta portano in giro per l’Europa il loro stile, facendosi apprezzare. In semifinale l’Atalanta è l’unica squadra italiana ancora in corsa in Europa, ed arrivano i temibili belgi del Malines: la partita d’andata muove al seguito più di 5.000 tifosi atalantini (che approfitteranno per mettere le cose in chiaro, scontrandosi duramente con la gendarmeria belga), ed il risultato di 2-1 per i belgi lascia aperta la porta alla speranza di rimonta. Al ritorno il Comunale è esaurito da giorni, il tifo è una bolgia dantesca, ed il gol di Garlini alimenta il sogno. Nella ripresa arriva la rimonta dei belgi, che andranno a vincere poi la Coppa a Strasburgo contro l’Ajax, ma l’emozione suscitata dalla Nobile Provinciale orobica è tanta. La doppia sfida con il Malines passerà alla storia della società nerazzurra.

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Il ritorno in serie A e la magica notte col Malines segneranno l’inizio di un ciclo molto buono per l’Atalanta, che diventa una “nobile provinciale” centrando per due anni consecutivi la qualificazione alla Coppa Uefa. Purtroppo però l’ambiente in curva non è altrettanto buono: a partire dalla stagione 1988/89 infatti iniziano le prime tensioni interne fra BNA e WKA. Uno dei motivi è sicuramente l’intesa politica: in quel periodo infatti sta prendendo tantissimo piede la Lega Nord, che proprio nella città di Bergamo trova ampi consensi (siamo alla vigilia del boom elettorale che porterà il partito di Bossi al governo nel 1992), e le simpatie leghiste fanno ben presto breccia fra le fila dei Wild Kaos, tanto che in quel periodo impazza il coro “Terroni, terroni, ci state sui coglioni!” contro buona parte delle tifoserie meridionali (un anno prima in Galles era stato esposto lo striscione contro i romanisti: “CUCS: visti da qui sembrate ancora più terroni!”). La cosa non fa piacere alle BNA, dal momento che il gruppo ha avuto fin dalla nascita un’impostazione sinistroide ed antirazzista. Ma se la visione politica si può superare per amore della Dea, ciò che risulta veramente insormontabile sono le differenti visioni sull’essere ultras: la mentalità sfrontata e scapestrata dei Kaos, quasi esclusivamente interessati allo scontro e poco o nulla all’organizzazione del tifo, piace sempre meno alle BNA che mal digeriscono l’atteggiamento di provocare e cercare lo scontro con chiunque. Il patatrac avviene nella partita con la Sampdoria nel 1988/89: le Brigate da anni portano avanti un’amicizia con gli Ultras Tito della Sampdoria, mentre ai WKA la cosa non piace (anche per il gemellaggio fraterno degli stessi doriani con i veronesi). Nel corso della partita dal settore dei WKA parte un coro contro i sampdoriani, le BNA reagiscono ed i due gruppi vengono alle mani. Ne seguirà una zuffa colossale, che dividerà definitivamente i due gruppi e spiazzerà l’intera tifoseria, dal momento che fino a quel momento l’Atalanta era sempre stata il bene supremo, capace anche di far superare le differenze fra i vari gruppi.

A partire da quel momento BNA e WKA saranno divisi in tutto: i due gruppi prendono ognuno una propria balconata in Curva Nord, si muoveranno autonomamente in trasferta e spesso e volentieri faranno anche partire cori diversi nello stesso momento della partita. Perfino le amicizie viaggiano su binari separati: se le Brigate tengono molto al legame con i ternani, i Kaos nei primi anni ’90 si avvicinano al Ghetto Rasta di Cannes, una delle prime amicizie internazionali del mondo ultras… Ovviamente il fatto di venire alle mani diventerà una triste costante delle domeniche al Comunale. Agli occhi di un osservatore esterno, la Nord dei primi anni ’90 appariva come una curva anarchica, senza regole, in cui ognuno faceva ciò che riteneva più opportuno… La tensione fra i due gruppi sale sempre di più fino a quando, nell’autunno del 1990, non si decide di regolare definitivamente i conti: Brigate e Wild Kaos si danno appuntamento per un faccia a faccia di fronte ad un cimitero di Bergamo, per stabilire chi guiderà la curva in futuro. Ma la polizia non si sa come lo viene a scoprire, ed interviene prontamente, sventando una gigantesca rissa (almeno un centinaio per parte i partecipanti). Vengono sequestrati bastoni ed altre armi improprie, e qualcuno si farà un giro in tribunale. Dopo quest’episodio i due gruppi riprenderanno a vivere separatamente, ma più di qualcuno cercherà di uscire dall’empasse, cercando un’intesa di massima. La rivalità fra i due gruppi rimarrà strisciante e non mancheranno momenti di tensione fra i due gruppi, ma tutto diventa più limitato…

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Nel frattempo l’Atalanta ha riconquistato nuovamente l’Europa, e nell’ottobre 1990 i nerazzurri affrontano la Dinamo Zagabria. Fino all’anno prima i Balcani, come tutta l’Europa dell’Est, erano soggetti al regime comunista, di conseguenza pochissimi tifosi si muovevano al seguito delle loro squadre nelle Coppe Europee. Ma con la caduta del muro di Berlino tutto cambia, e gli atalantini sono fra i primi ad assaggiare la furia degli ultras croati: 25 pullman di Bad Blue Boys raggiungono Bergamo, molti sono ubriachi fradici e sin dalle prime ore del pomeriggio iniziano a creare problemi. Diverse vetrine vengono abbattute e negozi svaligiati, mentre un barista che reagisce al tentativo di furto nel suo bar si prende una coltellata. Nelle ore che precedono la partita i Bad Blue Boys mettono a ferro e fuoco la zona nei dintorni dello stadio scontrandosi duramente con la polizia. Gli atalantini dal canto loro sono colti di sorpresa, ma si organizzano scontrandosi a loro volta con le forze dell’ordine per raggiungere i croati. Durante la partita poi un fitto lancio di torce proveniente dal settore occupato dai BBB provoca l’interruzione della partita. Alla fine il bilancio è pesante: 20 arresti (5 croati e 15 bergamaschi), decine di feriti fra cui un tifoso croato colpito dagli atalantini che aveva perso un occhio, milioni di lire di danni. Bergamo, città abituata alla turbolenza dei suoi ultras, non aveva mai vissuto una giornata simile. In vista della partita di ritorno si creò un clima di fortissima tensione, tantopiù che la situazione socio-politica nell’ex-Jugoslavia stava precipitando e di li a poco scoppiò la guerra fra Croazia e Serbia. Mentre il grosso della tifoseria orobica rinunciò a seguire la squadra al Maksimir, la Curva Nord era carica come una molla al grido “Tutti a Zagabria!”, e BNA e WKA per una volta si compattarono portando 400 ragazzi in treno. Per come si erano messe le cose, era più che mai una trasferta da “pochi ma buoni”: prima della trasferta vennero procurati quattrocento caschetti da minatore azzurri (che vennero poi dipinti con una riga nera al centro) ed altrettante aste da cantiere arancioni. L’imponente servizio d’ordine tuttavia non permise nessun contatto con i BBB, a parte alcuni ragazzi che si limitarono a lanciare alcune bottiglie da lontano, e l’unico momento di “colore” fu quando gli atalantini restituirono il favore ai croati lanciando tutte le loro torce accese in campo. A distanza di oltre 20 anni, i Bad Blue Boys sono ricordati come una delle migliori tifoserie in assoluto mai viste a Bergamo, capaci di impegnare seriamente gli atalantini come nessun altro…

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Ma nella stagione 1990/91 la tifoseria atalantina ottiene la propria consacrazione anche in Europa: dopo Zagabria infatti, è il turno di Istambul, altro campo caldo che vede la presenza degli ultras atalantini; quindi Colonia, invasa da migliaia di supporters nerazzurri. Gli ultras tedeschi cercheranno nel post-partita di farsi vedere, ma faranno male i loro conti e saranno costretti a fare dietro-front mentre gli atalantini si scontrano con la polizia. Nei quarti di finale è l’Inter ad eliminare gli orobici, la stessa Inter che poi andrà a vincere la Coppa Uefa al culmine di un’altro scontro fratricida contro la Roma. In Curva Nord Brigate e Wild Kaos continuano a discutere, ma iniziano a nascere nuovi gruppi come Fellows, Wilker, Berghem Blues e soprattutto Nomadi, che raggruppano ragazzi della Bassa Bergamasca e che diventeranno uno dei gruppi più importanti del tifo nerazzurro. Nell’ultima giornata del campionato 1991/92 si celebra l’addio al calcio di una bandiera dell’Atalanta, lo svedese Glenn Peter Stromberg: la Curva Nord si colora di migliaia di bandierine giallo-blu che andranno a formare la bandiera svedese, in omaggio al loro campione. E viene omaggiato anche Mondonico, allenatore granata, che a Bergamo ha lasciato un segno per il cammino in Coppa delle Coppe qualche anno prima. Quella pro-Stromberg sarà una delle pochissime coreografie organizzate dalla Nord atalantina che, vuoi per la natura anarchica dei suoi componenti, vuoi per le divisioni interne, fino a quel momento non si era mai cimentata in spettacoli troppo complicati…

Ma nei primi anni ’90 arriva anche la repressione, e le prime diffide cominciano a colpire la Nord in maniera sempre più pressante. In un Atalanta-Lazio dei primi anni ’90 la Nord rimane fuori dello stadio per protesta contro la polizia, iniziativa applaudita anche dai rivali laziali. Ma i rapporti non sembrano migliorare, e la tragedia in agguato prima o poi arriva: nel gennaio 1993, al termine di Atalanta-Roma, centinaia di tifosi stanno mangiando e bevendo nei chioschi e nei bar intorno allo stadio. I romanisti se ne sono già andati da un bel pò, quando dal nulla il Reparto Celere di Padova comincia a caricare ed a bastonare chiunque si trovi nei paraggi. Celestino Colombi, 42enne con passato di tossicodipendente, sta transitando in quel momento in zona: è appena uscito da una seduta con lo psicologo, e non è mai andato allo stadio in vita sua, però viene raggiunto da un gruppo di celerini e bastonato, così, gratuitamente. Colto dal panico, Celestino fa un infarto e muore. Il giorno dopo la Questura di Bergamo se ne esce con uno scarno comunicato in cui si sottolinea la condizione di tossicodipendente di Colombi (come a dire che tanto sarebbe morto lo stesso…), e si parla genericamente di “scontri fra tifosi” (cosa assolutamente falsa dal momento che gli atalantini già se n’erano andati) e di “cariche d’alleggerimento”. La stessa stampa, così attenta a sbattere in prima pagina ogni minimo episodio da parte degli ultras, fa passare la notizia in secondo piano.

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Chi non ci sta assolutamente a passare per fessi, sono gli ultras: la settimana successiva il tam-tam fra le curve italiane parte proprio da Bergamo, e coinvolge tifoserie storicamente rivali come laziali, fiorentini, milanisti, genoani, doriani, romanisti, ecc che per una domenica esporranno lo striscione “10-01-1993: LA MORTE E’ UGUALE PER TUTTI”. Per la prima volta le curve italiane si uniscono, in un episodio che idealmente li coinvolge tutti come può essere la lotta alla repressione. Oggi è abbastanza normale la solidarietà, anche fra tifoserie rivali, di fronte agli abusi di polizia; ma nel 1993 le rivalità fra tifoserie erano ancora molto forti, quasi invalicabili, e riuscire ad unificarle anche solo per una domenica ed in un atto semplice come l’esposizione di uno striscione comune era un’impresa disperata. Il cambiamento di quegli anni partì proprio da Bergamo…

Ma gli anni ’90 sono anche quelli in cui esplode la fortissima rivalità con Brescia, per un derby tutto lombardo che conquista l’attenzione degli ultras di tutta Italia: se i bergamaschi sono da sempre ai vertici della scena ultras nazionale, i colleghi bresciani emergono solamente nella seconda metà degli anni ’80, ma riescono a mettere in campo una vena combattiva che li aiuterà a colmare il gap molto in fretta. La rivalità fra le due città però è molto forte: nel maggio 1993 circa 4.000 atalantini si recano a Brescia, gli ultras locali sono in campo a premiare Maurizio Ganz quando al momento di uscire passano sotto la curva ospite e staccano lo striscione da trasferta delle Brigate Nerazzurre, appeso (ingenuamente) verso l’esterno del settore. I bergamaschi fanno irruzione a loro volta, impossessandosi di alcuni striscioni presi dalla gradinata, e si accende una incredibile scazzottata fra le due tifoserie a centrocampo, con ultras dell’una e dell’altra parte che si scambiano calci volanti e colpi proibiti. Le immagini faranno il giro di tutta Italia, portando alla ribalta una rivalità che fino a quel momento era rimasta abbastanza “sotterranea”. In quegli anni poi, dal punto di vista prettamente ultras, bergamaschi e bresciani sono considerate le due tifoserie migliori d’Italia, insieme ai viola: oltre alla rivalità fra le due città, comincia a ballare tanto orgoglio. Da quel 1993 ogni derby fra Brescia ed Atalanta sarà caratterizzato da duri incidenti e problemi di ordine pubblico. Al termine della stagione 1993/94 l’Atalanta torna in serie B dopo un ciclo lungo sette anni nel corso dei quali i tifosi orobici hanno assaggiato anche l’Europa: ai vertici societari arriva Ivan Ruggeri, che in futuro diventerà uno dei presidenti più odiati e contestati della storia atalantina.

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Nel gennaio 1995 un ultras del Genoa, Vincenzo Spagnolo, muore accoltellato dal diciottenne milanista Simone Barbaglia. Il calcio italiano si ferma, interrogandosi sui perchè di una tragedia assurda. La domenica successiva il mondo ultras si ritrova a Genova per cercare una linea comune: ne esce un comunicato dal titolo “Basta lame basta infami!”, suggerito dalle BNA, che non rinnega lo scontro fra ultras ma mette al bando i coltelli, tacciando di infamia chiunque ne faccia uso. Una posizione che fa discutere e che farà discutere a lungo anche negli anni successivi, ma rimane il fatto che gli atalantini sono sempre più considerati un esempio di mentalità da seguire… Al termine di quella stagione l’Atalanta torna in serie A, e l’anno successivo arriva inoltre a disputare la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina: le due partite saranno funestate da gravi incidenti, soprattutto il ritorno a Bergamo che vede circa 4.000 tifosi viola presentarsi in gran parte sprovvisti di biglietto, e con centinaia di bergamaschi che li attendono da ore.

L’anno successivo verrà però funestato da un evento tragico, un terribile incidente in cui muore Federico Pisani, giovane promessa dell’Atalanta legatissimo alla tifoseria. La Curva Nord verrà intitolata alla sua memoria. La stagione 1997/98 vede il ritorno del derby col Brescia: nella partita d’andata a Bergamo centinaia di atalantini provano ad assaltare il settore bresciano, la polizia li respinge, dopodichè parte un’autentica caccia all’uomo fatta di foto e filmati che vengono inviati a tutti i comuni della bergamasca per consentire l’identificazione dei facinorosi. Più di 150 tifosi atalantini vengono identificati e diffidati, praticamente in un colpo solo vengono smantellate sia le BNA che i WKA. La musica cambia a Bergamo, e questo episodio cambierà anche i rapporti in curva… Negli anni successivi il derby fra Atalanta e Brescia si ripeterà in serie B, sempre contrassegnato da gravi incidenti: è ormai entrata nella leggenda la storia dei duemila atalantini che decidono di recarsi al Rigamonti in scooter ed a Coccaglio (zona di confine) trovano un migliaio di bresciani ad aspettarli… Nello stesso anno l’Atalanta retrocede in serie B All’ultima partita in casa gli orobici ospitano la Juventus, che proprio quella domenica festeggia lo scudetto, in una partita trasmessa in mondovisione: gli ultras atalantini danno vita ad uno show a bordo campo con polizia e carabinieri che porterà più volte alla sospensione della partita per lo sfondamento delle vetrate che danno sul campo, e che costerà un’altra cinquantina di diffidati oltre a quelli già in corso. La svolta arriva quell’estate, quando alcuni noti personaggi della Nord fuoriescono dai rispettivi gruppi dando vita ai Supporters.

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I Supporters sono un gruppo particolare, con una mentalità diversa, fuori dai clichè: per prima cosa il loro nome completo è “Dell’Atalanta Supporters”, ed in secondo luogo non hanno uno striscione col loro nome e logo, ma piuttosto utilizzano striscioni che possano rappresentare un’intera tifoseria: ecco così che in casa si riconoscono nella dicitura “A guardia di una fede”, ed in trasferta dietro lo striscione “Bergamo”. Leader dei Supporters è Claudio Galimberti, noto come “Bocia”, per anni membro di spicco delle BNA prima di formare qualcosa di suo: gli va sicuramente dato atto di aver portato una ventata di novità in seno alla tifoseria orobica. Per prima cosa, i Supporters cercheranno di unire la tifoseria, rappresentando sotto la sola bandiera della Dea ragazzi fuoriusciti sia dalle Brigate che dai Wild Kaos, in secondo luogo cercano di responsabilizzare la curva stessa: si allo scontro, ma basta con il teppismo gratuito (danni a treni ed autogrill) che fino ad allora non era mai stato praticato dai gruppi al seguito della Dea, ma possiamo dire che in qualche maniera era “tollerato” nelle trasferte di massa, tanto che nel 2000 con una colletta in curva pagheranno di tasca loro i danni causati alla stazione di Piacenza; dal punto di vista coreografico la Nord di Bergamo fa un salto in avanti, considerato che fino a quel momento il massimo che si organizzava era la classica fumogenata, mentre con l’arrivo dei Supporters si vedranno sempre più spesso spettacoli su larga scala. infine viene messa al bando la politica, che a partire dalla fine degli anni ’90 comincia pian piano ad uscire dalla Curva Nord. Inizialmente la linea dei Supporters viene accettata di buon grado dalle Brigate, un pò meno dai Wild Kaos che per natura sono sempre stati refrattari a diktat ed ordini. Sotto la nuova guida gli ultras atalantini cominciano a rendersi protagonisti di iniziative più che apprezzabili: la sede, il giornalino di curva, la Festa della Dea, il pullman personalizzato… Si rinnova il gemellaggio con i ternani, e nascono anche dei buoni rapporti con i cosentini ed i ragazzi dell’Eintrach Francoforte. Anche a livello numerico la Nord cresce tantissimo, soprattutto in trasferta: con il ritorno in A del 2000 gli ultras bergamaschi iniziano a presenziare in gran numero ovunque, dagli 8.000 di Milano fino ai più di 1.000 che raggiungono Roma, cose impensabili qualche anno prima.

Col nuovo millennio si “raffredda” la rivalità col Brescia, con entrambe le tifoserie che si impegnano in seno al Progetto Ultrà contro la repressione ed il calcio moderno. Ma non sparisce del tutto, anzi andrà a coinvolgere anche i protagonisti in campo: nel 2001 a Brescia l’Atalanta è in vantaggio di due gol, e dalla curva ospiti parte un coro contro Mazzone, il quale risponde con dei gesti eloquenti. Poi il Brescia rimonta, ed al gol del 3-3 l’allenatore romano parte in una folle corsa sotto il settore orobico che scatenerà forti polemiche nel mondo del calcio. Più tardi di fronte alle telecamere, egli dichiarerà di essersi sentito attaccato per un coro dei bergamaschi che offendeva la sua famiglia. Ma a Bergamo non apprezzano, e nella partita di ritorno verrà accolto da una coreografia particolare: centinaia di sagome di maiali, con addosso la maglia del Brescia e la faccia di Mazzone, e lo striscione “Mazzone allevatore”.

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In compenso viene “riscoperto” l’odio per i vecchi nemici romanisti e napoletani. Nel 2001, in occasione di una trasferta a Milano contro l’Inter avviene un episodio strano, che farà discutere: come in altre occasioni, la Curva Nord organizza una scooterata. Questa volta però si finisce direttamente sotto la curva di casa, e si verificano alcuni scontri. Dentro lo stadio, ad un certo punto, sbuca nella curva interista un Booster che viene prima esposto come un trofeo di guerra, poi preso a calci ed infine lanciato di sotto. Un episodio che lascia shockata l’opinione pubblica, tanto che ancora oggi si parla del “motorino di San Siro” quando si parla di violenza negli stadi. Secondo i “rumors” di curva, il motorino in questione apparteneva ad un noto personaggio della curva bergamasca, che nel corso degli incidenti verificatisi nel prepartita l’aveva abbandonato al suo destino. Era stato quindi preso dagli interisti che l’avevano portato in curva per sbeffeggiare i rivali. Nel frattempo la nuova gestione dei Supporters si rivela sempre più incompatibile con l’indole anarchica della curva bergamasca di qualche anno prima: nel 2003 il Bocia & c. (spalleggiati in quell’occasione dalle Brigate) hanno uno scambio di opinioni molto acceso con i Wild Kaos, il pretesto è lo sciopero di 45′ indetto dalla Nord per protestare contro delle perquisizioni domiciliari scattate in settimana a casa di alcuni dei ragazzi più in vista, in realtà c’è un malumore che gli stessi Kaos esprimono attraverso un comunicato spiegando che “Per tutti i motivi ci si deve adeguare a decisioni prese da una maggioranza di curva che è solo numerica e non qualitativa”. Detto questo, il gruppo emigra in Curva Sud, ma dureranno poco: in occasione della trasferta di Venezia del campionato 2003/04 infatti Supporters e Brigate si presentano al luogo di ritrovo dei WKA e li aggrediscono sottraendo loro lo striscione, forti anche della superiorità numerica. Quindi dichiarano sciolti i WKA tramite un volantino distribuito il giorno stesso a quelli che erano a Venezia. Motivo ufficiale: la denuncia contro ignoti che i WKA avevano presentato a seguito della trasferta di Salerno per alcuni sassi che avevano colpito il loro pulmino, e che avevano portato alla diffida di alcuni ultras salernitani. In realtà dietro quest’episodio ci sono quasi vent’anni di contrasti fra i WKA ed il resto della curva atalantina, Brigate prima e Supporters poi. Senza voler entrare nel merito di discorsi che conosce solo chi li ha vissuti, è sicuramente una bruttissima fine per un gruppo che seppur a modo suo ha fatto la storia della Nord di Bergamo…

ATALANTAMILAN

Il 2003 è anche l’anno in cui gli ultras di tutta Italia scendono in piazza: da mesi si prepara il “grande salto” del calcio sulla nuova emittente Sky, considerata dagli ultras la rovina del calcio italiano; e da più parti si pensa (e vari segnali confermano questa teoria) che dietro la repressione senza quartiere agli ultras in realtà si muovano gli interessi dell’emittente televisiva, che vorrebbe tenere lontani dagli stadi coloro che potrebbero rovinare con qualche colpo di testa il loro bello spettacolino televisivo. Svariate tifoserie iniziano a parlare sempre più seriamente di una manifestazione unitaria, contro repressione e calcio moderno, che coinvolga tutte le curve d’Italia dalla A alla C2. Per mesi proseguono i contatti fra atalantini, bresciani, le due romane, ed altre piazze più o meno attive. Pare che si debba tenere a Roma, ma all’ultimo l’accordo salta. E pare che alla base ci siano proprio degli screzi fra atalantini e bresciani da una parte e le due romane dall’altra. I primi fanno capo a Movimento Ultras, un network di tifoserie unite dal Progetto Ultrà, che vogliono impostare le cose in una certa maniera, mentre le due romane in qualità di “padrone di casa” vorrebbero imporre le loro condizioni. Alla fine la manifestazione unitaria salta, se ne terranno due: una a Roma organizzata da romanisti e laziali, una a Milano promossa dal Movimento Ultras. Un’occasione persa sicuramente, ed il sentore è che in molte tifoserie non si sia presa coscienza del problema, ma si sia pensato più a farsi belli a beneficio di giornalisti e televisioni. Ad ogni modo l’impegno degli atalantini continua su tutta la linea, lo stesso Bocia diventa un personaggio sempre più mediatico, e più di qualcuno storce il naso…

La tifoseria atalantina continua a portare in giro grandi numeri, seppur non basti la verve della tifoseria ad evitare una nuova retrocessione. Di quella stagione passerà alla storia la trasferta di Siena, con l’Atalanta già retrocessa che si presenta con più di 1.000 tifosi al seguito.. Nel frattempo anche in curva l’asse Supporters-BNA si incrina: i due gruppi sono andati d’amore e d’accordo per degli anni, ma ora si pone il problema di dare un seguito al progetto di avere una curva unita ed apolitica: si decide pertanto di accorpare tutti i gruppi in uno solo, vengono assorbiti i Nomadi, ma le BNA non ne vogliono sapere. Nelle prime trasferte di Coppa Italia a Pisa e Massa sale alta la tensione e vola qualche cazzotto fra i due gruppi, e così le BNA optano per lo scioglimento. Per la tifoseria e l’intero panorama ultras è un colpo non da poco, considerato che le BNA erano considerate un “faro”, uno degli ultimi gruppi vecchio stile. E’ la fine di un’epoca, di una curva che non ci sarà mai più… Si andrà a creare una grossa frattura anche all’interno della stessa tifoseria: se prima i Supporters tutto sommato erano apprezzati, con la fine delle BNA si ritrovano quasi isolati in Curva Nord. Saranno veleni che caratterizzeranno e non poco tutti gli ultimi anni della tifoseria orobica. Col tempo i Supporters cominceranno sempre più ad identificarsi come “Curva Nord Bergamo”.

Atalanta_tifosi

Pochi mesi più tardi, i provvedimenti presi dal governo a seguito della morte di Raciti finiranno con lo spogliare anche la Curva Nord di striscioni e bandiere. Ma è una cosa temporanea: la questura di Bergamo infatti, in via del tutto eccezionale, decide di dare il via libera agli striscioni, anche senza autorizzazione, un caso unico in Italia. Nello stesso periodo comincia a prendere forma in Curva Sud il gruppo dei Forever Atalanta: per la verità si tratta di un gruppo di amici già presenti negli anni ’90 e più propensi al tifo che agli scontri, che in quel periodo si “rimpolpa” di reduci delle BNA e dei WKA, in aperta opposizione alla Nord ed alla linea del Bocia. L’11 novembre 2007 muore il tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso da un colpo di pistola dell’agente Spaccarotella mentre stava dormendo in macchina. E’ la goccia che fa traboccare il vaso: il movimento ultras è già molto stanco per via di una repressione spietata, l’omicidio di un ragazzo ed il fatto che si cerchi di insabbiare la cosa scatenano la rabbia in più città. Una di queste è Bergamo, dove l’Atalanta ospita il Milan: ultras milanisti e bergamaschi aggrediscono le forze dell’ordine che ripiegano, è qualcosa di eccezionale, forse la prima volta in Italia che due tifoserie rivali si uniscono fisicamente per combattere la polizia. In Curva Nord alcuni ultras atalantini sradicano un tombino di cemento e cominciano ad abbattere le vetrate che danno sul campo, a questo punto il capitano Doni va a parlare con i contestatori che chiedono a gran voce che la partita non venga giocata. E così sarà: Atalanta-Milan viene sospesa dopo soli sette minuti di gioco. Uno scandalo per l’ipocrita mondo del calcio, che si scandalizza per gli ultras che spaccano una vetrata ma non per l’omicidio a sangue freddo di un ragazzo… In seguito a questo fatto molti ultras bergamaschi si beccheranno un’accusa di associazione per delinquere (che finirà poi in una bolla di sapone), la Curva Nord verrà chiusa e la stessa società prende le distanze da loro attraverso una lettera fatta firmare all’intera squadra in cui si dice chiaramente alla Curva Nord che non rappresentano l’Atalanta, e gli si chiede di stare lontani da loro: Zampagna, visti i buoni rapporti con la curva, non firmerà la lettere e per ripicca verrà ceduto al Vicenza. Un episodio che peggiora ulteriormente i rapporti fra Ruggeri e la Curva Nord: pochi mesi più tardi il presidente verrà colpito da aneurisma, e rimarrà in coma cinque anni prima di morire, cedendo così la società al figlio.

In anni difficili per il mondo ultras, la Nord continuerà a metterci la faccia e per questo si ritroverà nell’occhio del ciclone. E’ così anche nell’estate del 2010, quando Maroni lancia la tessera del tifoso imponendola a tutte le squadre. A Bergamo non ci stanno: in occasione della Berghem Fest (una festa leghista che si tiene durante l’estate nel comune di Alzano Bergamasco) circa 500 sostenitori della Dea si presentano per contestare il Ministro. Vengono fermati dalla Digos agli ingressi, allora un folto gruppo di loro (70-80 circa) si stacca e cerca di entrare dal retro. Vengono intercettati dalle forze dell’ordine e ne nasce una collutazione che si trasforma presto in guerriglia: scontri, lancio di sassi e bottiglie, una macchina della Polizia Locale che va in fiamme. All’interno della festa ci sono tre ministri della Repubblica che non credono ai loro occhi. A seguito di quest’episodio le trasferte per i tifosi atalantini verranno vietate in toto, ad eccezione di coloro che hanno appunto la tessera del tifoso voluta da Maroni. E purtroppo emergono anche i veleni che da qualche anno caratterizzano la tifoseria bergamasca: nel momento in cui bisognerebbe seguire una linea comune, il Popolo della Dea non segue e si tessera in massa, saranno più di 17.000 alla fine dei conti. Una folta rappresentanza di tifosi atalantini presenzierà in tutte le trasferte, anche se non c’entrano nulla con gli ultras della Curva Nord, con i quali ormai la rottura è completa.

MortediGabrieleSandri

L’occasione per ricompattare l’ambiente arriva un anno dopo, in seguito allo scandalo del calcio-scommesse che travolge l’Atalanta e vede coinvolto in prima fila il capitano Doni, uno degli idoli dell’intera piazza. Gli ultras della Curva Nord organizzano una manifestazione a sostegno del capitano e contro chi vuole tirare in mezzo l’Atalanta, rispondono “presente” in 3.000. Ma purtroppo la storia non finisce bene: se Doni inizialmente riconosce di aver sbagliato, ma di averlo fatto “a fin di bene” per aiutare l’Atalanta; nel corso del secondo filone dell’inchiesta viene nuovamente beccato con le mani nella marmellata. E questa volta la tifoseria stessa prende le distanze da lui, mentre l’Atalanta subisce una forte penalizzazione.

L’ultimo “guaio” in seno alla tifoseria atalantina in ordine di tempo è l’inchiesta per associazione a delinquere portata avanti dal PM di Bergamo. Tutto nasce nel 2009, a seguito degli scontri nel prepartita di Atalanta-Catania, quando un gruppo di atalantini assalta tre pullman di catanesi, dall’ultimo dei quali scendono una cinquantina di sostenitori etnei. A seguito di questo fatto nasce un’indagine, che porta a diverse perquisizioni domiciliari sia a Bergamo che a Catania, e 150 iscritti nel registro degli indagati. Ci sono anche personaggi della politica cittadina, come il Consigliere leghista Belotti ed un paio di sindaci di comuni della bergamasca, che secondo l’accusa del PM farebbero parte di un gruppo dedito all’organizzazione ed alla pianificazione di incidenti con le forze dell’ordine e con le tifoserie avversarie. E’ di questi giorni la notizia del rinvio a giudizio, mentre anche il Comune di Bergamo, come se non avessero proprio altri problemi a cui pensare, vorrebbe costituirsi parte civile contro gli indagati. Per ora la situazione è in evoluzione, la sensazione è che tutto l’impianto accusatorio sia basato sul nulla, ma che in qualche maniera ci sia la volontà, anche a livello istituzionale, di colpire una tifoseria che è diventata scomoda. Staremo a vedere. Quel che è sicuro è che gli ultras bergamaschi sono vivi e vegeti…

CALCIOSCOMMESSE: UN MIGLIAIO DI TIFOSI A MARCIA PER ATALANTA

 

 

 

 

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