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UNDERGROUND: il movimento skinhead

1 agosto 2013

Underground

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Il movimento skinhead è di gran lunga la sottocultura più chiacchierata e discussa di tutti i tempi. E sull’essenza di questo modo di essere, almeno in Italia, l’ignoranza è impressionante.

Nel nostro paese infatti i media, da quando se ne sono interessati, hanno sempre dipinto gli skinheads come fascisti, razzisti e neonazisti, creando una generalizzazione che non corrisponde assolutamente alla realtà. Ma ci hanno messo del loro anche molti “militanti” che a seconda dello schieramento politico hanno sempre asserito di rappresentare la “vera anima skinhead”, boicottando la controparte; ma del resto si sa che i politicanti hanno tutto l’interesse nel raccontare balle…

Il Movimento Skinhead nasce infatti in Inghilterra verso la fine degli anni ’60, e prende forma da una scissione che si era verificata in quel periodo all’interno della scena dei Mods: durante la metà degli anni sessanta infatti, l’irruzione del movimento hippy finì per influenzare gli stessi modernisti, determinandone la divisione in due gruppi: il primo era rappresentato dai modaioli benestanti che vestivano abiti costosi, frequentavano il college, connotavano una passione per la musica rock come lo psychedelic rock e la “british invasion”, facevano uso di droghe psichedeliche e si lasciavano coinvolgere dall’universo più in voga. Il secondo gruppo era invece costituito da giovani della classe lavoratrice con valori più radicati e da un certo scetticismo verso gli hippies. Questi non erano particolarmente affascinati dalla musica rock psichedelica, e si orientavano ancora sulla musica ska, reggae, rocksteady, soul, jazz, blues o R&B, diffusa nel Regno Unito dai “Rude boys”, immigrati giamaicani anch’essi appartenenti alle classi sociali più popolari. La condizione economica di questi ultimi, inoltre, non permetteva loro l’uso di droghe costose, non frequentavano college né indossavano vestiti all’ultima moda, ma anzi adattarono il loro look a quello della classe di appartenenza, anche in contrasto con i mods influenzati dal movimento hippy.

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Questo secondo gruppo si identificò inizialmente come “Hard-mods” e si svilupparono inizialmente nelle periferie londinesi, frutto della fusione tra mods e rude boys, diversificandosi in parte dai mods originali e dai modaioli benestanti, pur conservando alcuni elementi in comune con essi, come buona parte dell’abbigliamento e la passione per gli scooter Vespa e Lambretta. L’hard mod inoltre si mise in mostra per un atteggiamento più aggressivo e violento, tipicamente “da strada”, grazie all’influenza rude boys, e per un forte orgoglio proletario e “working class”, la cui appartenenza rivendicavano con successo. Non furono mai però un movimento politico: la posizione politica era soggettiva e non aveva a che fare con l’appartenenza alla subcultura, anche se il fatto di avere strettissimi legami con i rude boys (che in quanto giamaicani erano neri) faceva ben capire che non avevano nessun pregiudizio razziale.

Nel corso della seconda metà degli anni ’60 gli hard mods vennero ribattezzati in vari modi (Nohead, Baldhead, Crophead, Egghead e Peanuts) fino al 1969, quando assunsero la definitiva ed ufficiale di Skinheads, letteralmente “teste rasate”. A coniare la denominazione fu il Daily Mirror in un’articolo scritto dal giornalista musicale Paul Hewitt, il cui titolo era appunto “Woke up to skinheads” e dove dipingeva esattamente con questo termine i ragazzi che si rifacevano allo stile hard-mods. Il 1969 è considerato l’anno di nascita ufficiale del movimento skinhead. Nacque così un nuovo modello giovanile fatto principalmente di abbigliamento, amore per la musica (principalmente ska e reagge) e tifo calcistico. I giovani skinheads iniziarono ad indossare anfibi Dr.Martens, jeans Levi’s con doppio risvolto, bretelle e camicie Ben Sherman. I capelli venivano rasati per un fatto pratico di igiene sul lavoro, e le loro teste rasate vennero coperte da coppole in tartan, addottate dai rude-boys. Dai rude boys vennero adottate anche le basette, sempre molto curate ed ostentate, mentre un vero e proprio segno di riconoscimento divenne il taguaggio della ragnatela sul gomito, tuttora utilizzato dagli skin: pare che l’idea sia nata nelle osterie dai disoccupati inglesi tra i quali era diffuso il modo di dire “ci cresceranno le ragnatele addosso” a causa della disoccupazione, mentre altre fonti sostengono la tesi più improbabile secondo il quale ogni “giro di tela” simboleggerebbe un anno di carcere. Rimane il fatto che oggi la ragnatela è il tatuaggio skinhead “per eccellenza”, simboleggia appartenenza e fedeltà allo stile, e quando vedete qualcuno che ce l’ha tatuata sul gomito è molto probabile che sia uno skin o lo sia stato in passato! Le ragazze invece riprendono il classico taglio “Chelsea” con la frangetta, ereditato dalle modette…

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Iniziarono anche i primi scontri (boot-party) con gruppi considerati rivali come pakistani, hippie ed omosessuali. In particolare l’odio ed i pestaggi nei confronti degli immigrati pakistani, ma anche asiatici in generale, divennero un vero e proprio must (tale pratica era chiamata “paki-bashing”): gli asiatici, a differenza dei giamaicani, si dimostravano refrattari alla cultura britannica, tendevano ad isolarsi e ghettizzarsi nelle loro comunità e non si mischiavano con i giovani inglesi con cui spesso dividevano i quartieri. Inizialmente tuttavia tali scontri non avevano matrice razziale, ma erano scontri fra gangs differenti, e non tutti gli skinheads della prima ora erano dediti al “paki-bashing”… In sostanza, i pestaggi non erano provocati da un razzismo ideologico, ma dall’intolleranza, che poteva rivelarsi anche molto radicata nella vita di strada degli skinhead, poiché questi ultimi erano confinati in aree urbane sottoproletarie dove vigeva (e vige tuttora) la legge della strada.

Questo primo periodo viene chiamato “Skinheads original”, ma anche “Trojan Skins” dal nome dell’etichetta discografica Trojan Record che in quegli anni contribuì in maniera determinante alla crescita del mercato musicale legato a Ska, rocksteady e reagge. Il logo della Trojan, l’elmo troiano, venne in seguito utilizzato anche dalle generazioni di skinheads più ideologicamente vicini al movimento originario, anche se negli ultimi anni è stato un tantino inflazionato ed oggi è utilizzato prevalentemente dagli skins antifascisti… Artisti come Symarip, Laurel Aitken e Prince Buster divennero delle vere e proprie icone per le giovani teste rasate. Ma le aggressioni agli immigrati asiatici, il carattere ribelle e le rivendicazioni sociali fecero si che il movimento entrasse ben presto nel mirino da parte del sistema e dei suoi fedeli tirapiedi. E così nella prima metà degli anni ’70 si assistette ad una vera e propria ondata repressiva nei confronti dei “kids”: si cominciò con il sequestro dei Dr.Martins all’ingresso degli stadi, fino ad arrivare al divieto di accesso in qualsiasi locale, gradinata o pub per chiunque indossasse capi d’abbigliamento o avesse un look anche solo vagamente somigliante a quello skinhead. Pian piano il ciclo vitale degli skins della prima ora andò esaurendosi…

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L’esplosione del punk-rock diede vita ad una seconda generazione di skinheads, chiamata “revival skinhead”. I “nuovi” skinheads riprendevano i valori della prima fase, condividendo la vita da strada con i punk da cui vennero anche influenzati musicalmente: nacque lo “street punk” per opera di band come Sham 69, autori del celebre brano “If the kids are united” considerato un vero e proprio inno del movimento, Cock Sparrer e Cocney Rejects. E proprio i Cockney Rejects saranno una delle band che maggiormente lascerà il segno: fu proprio una loro usanza ad affibiare allo Street Punk il nome di “Oi!” con cui viene tutt’oggi definita la musica tipica degli skinheads, in quanto durante i concerti avevano l’abitudine di gridare rivolti verso il pubblico “Oi! Oi! Oi!”, che significa “Ehy you!” nello slang dell’East End. Ma i Cockney Rejects erano anche tifosi sfegatati del West Ham, ed ai loro concerti cominciò a partecipare un sempre crescente numero di membri della famigerata Intercity Firm: fu così che ad ogni concerto cominciarono a verificarsi risse per motivazioni prettamente calcistiche, e quando a Londra non ci fu più nessun club disposto ad ospitare i ragazzacci dell’East-End, ecco che questi andarono col loro seguito turbolento nel resto dell’Inghilterra. I loro concerti divennero in pratica un “antipasto” della domenica calcistica, e capitò che l’ICF imponesse la propria legge anche sotto al palco, ma altrettanto spesso che i membri della band dovessero difendersi da tifoserie rivali. Ma non presero mai le distanze dai propri tifosi, anzi ne rivendicarono l’appartenenza con testi come “Trouble on the terraces”, “We are Firm” e soprattutto “I’m forever blowing bubble”, rifacimento in salsa Oi! dell’inno del West Ham che nel 1980 scalò la vetta delle classifiche inglesi. E’ bene tuttavia precisare che, pur essendo i Cockney Rejects una Oi!-band, la ICF non era un gruppo skinheads bensì erano casuals al 100%! Gli unici skinheads presenti ad Upton Park nei primi anni ’80 avevano poco da spartire con la cultura originaria, erano piuttosto vicini al National Front e malvisti dalla stessa ICF non per motivi politici ma perchè erano ben poco presenti fuori casa…

Il sempre più stretto legame fra skinheads e punk portò alla nascita del cosidetto movimento “Punk & Skins”, che conobbe un grande sviluppo dovuto al fatto che le due sottoculture condividevano spesso la stessa filosofia di vita, promuovevano la stessa musica, ed originavano dalla stessa nazione. Inoltre per entrambi era forte l’odio verso gli hippie. Ma i nuovi skinheads non ascoltavano solo l’Oi!: in quel periodo si diffuse tantissimo anche il 2Tone Ska, una sorta di ska più ritmato, le cui band promotrici furono gruppi come The Specials, The Selecters e Madness. E con la nuova ondata di teste rasate iniziarono a manifestarsi anche le prime pulsioni politiche: se fino ad allora gli skinheads erano stati un movimento apolitico ed antirazzista, e gli scontri con gli immigrati asiatici erano catalogabili come scontri fra gangs rivali e non come aggressioni a sfondo razziale, le cose cambiarono quando sentimenti come orgoglio di classe e nazionalismo cominciarono a cristallizzarsi, creando di fatto posizioni politiche contrastanti. Il mondo skinheads cominciò a dividersi in tre filoni: socialisti ed anarchici, fascisti e apolitici. L’entrata in scena del National Front verso la fine degli anni ’70 (nel 1978 per la precisione) fece il resto, con molti ragazzi che subirono il fascino delle idee di estrema destra fomentate anche dalla massiccia campagna migratoria che stava subendo l’Inghilterra di quegli anni. Furono i primi passi dei cosidetti “Skin88″ ovvero gli skinheads d’estrema destra, spesso definiti “Naziskin” dalla stampa, o “Boneheads” (imbecilli) dagli skins antirazzisti.

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All’interno del National Front confluì anche una parte del movimento punk, tanto che si formò anche una costola chiamata “Punk Front”, e molti cominciarono ad identificarsi dietro le sigle “Nazi punk” (indicava quei soggetti dichiaratamente politicizzati verso l’estrema destra) o “Punk’s not red” (per testimoniare la lontananza da idee di sinistra, pur non presupponendo una politicizzazione di fondo). Il movimento del 1978 durò poco, fondamentalmente perchè punx e skinheads erano per natura refrattari all’inquadramento militare del National Front, ma il suo germe si diffuse dall’Inghilterra in tutta Europa. Fra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80 infatti iniziarono a vedersi le prime “crew” di skins anche fuori dalla Gran Bretagna: in Francia, in Germania e nell’area dell’Europa Centrale, decisamente orientati su idee neonaziste; in Italia, in Spagna e nell’area dell’Europa Meridionale su posizioni apolitiche (anche se verso la seconda metà del decennio in molti da queste parti finiranno con lo spostarsi verso l’estrema destra) e negli USA (New York), dove inizialmente il movimento fu molto variegato e dove verso la fine degli anni ’80 nacque la Sharp (Skinheads Against Racial Prejudice), un’associazione di skinheads antirazzisti il cui scopo principale è quello di contrastare l’arroganza degli skins di estrema destra.

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In Inghilterra nel frattempo la repressione nei confronti degli skinheads, la sempre crescente politicizzazione e la contemporanea esplosione del movimento casual fece si che la scena subisse un forte ridimensionamento, proprio nel momento in cui nel resto d’Europa stava esplodendo. Nel luglio 1981 venne organizzato un raduno Oi! presso la “Hamborough tavern”, un pub nel cuore del quartiere londinese di Southall, una delle zone a più alta densità migratoria della Capitale, con la partecipazione di band come 4Skins, Last Resort e The Business. Scopo del raduno era di recuperare l’autentico spirito skinhead, prendendo le distanze dalla politica del National Front; ma il quartiere era già stato teatro di disordini due anni prima quando un militante dell’Antinazi League (organizzazione di sinistra che in quegli anni si occupava di tutelare la comunità asiatica) rimase ucciso dopo gli scontri con i membri del National Front, e le organizzazioni di sinistra iniziarono a caricare la comunità asiatica facendo loro credere che nel quartiere si tenesse un raduno fascista. A gettare ulteriore benzina sul fuoco, il fatto che ad un certo punto arrivarono tre pullman di Skins provenienti dallo storico negozio “Last Resort” nella zona est di Londra, tutti bardati con le Union Jack. Gli inglesi, a prescindere dalle idee politiche, sono molto nazionalisti, ed esporre la Union Jack da quelle parti è sempre stato un gesto di appartenenza, non un gesto “di destra” (come per esempio è stato considerato e viene spesso tuttora considerato l’esporre un tricolore in Italia) tanto che anche band molto famose come Sex Pistols, Iron Maiden o più recentemente Blur ed Oasis l’hanno spesso ostentata apertamente o inserita nei propri loghi senza per questo essere considerati “fascisti”; tuttavia in quella situazione particolare i “kids” vennero scambiati per militanti del National Front. Tutta la serata si svolse in una situazione di immensa tensione, con centinaia di asiatici ad assediare il pub, che durante l’esibizione dei 4Skins venne attaccato da un fitto lancio di bottiglie molotov. All’interno del locale non c’erano membri del National Front, bensì skinheads inglesi, irlandesi, indoccidentali, Rude Boys giamaicani, punx, donne e bambini, e solo per miracolo non ci scappò il morto. Durante la fuga dal pub ci furono diversi tentativi di linciaggio da parte della popolazione asiatica verso gli skins, che chiaramente nei giorni successivi vennero dipinti dalla stampa benpensante non come le vittime dell’attacco (come era effettivamente vero) bensì come i carnefici, e con essi tutta la scena Oi! che venne etichettata come “neonazista”. Southall fu la pietra tombale per la scena skinhead inglese. Nel prosecuio degli anni ottanta, alcuni skinhead tentarono di ritornare alle vecchie origini del movimento, influenzate dalla cultura mod e quella giamaicana dei rude boys, rinnegando la politica in contrapposizione alle nuove generazioni di skinhead che avevano ormai abbandonato le radici degli anni sessanta e sostenendo la più recente musica punk, proclamandosi spesso attivisti politici. Fu la nascita della scena “Trojan Skin”, che tuttoggi è molto attiva in tutto il Regno Unito.

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In Italia i primi gruppi di teste rasate cominciarono ad apparire fra il 1980 ed il 1981 in città come Genova, Roma, Torino, Bologna e Savona, e successivamente a Milano, in Veneto (Vicenza, Verona, Padova) ed in Toscana (Pisa, Firenze). I primi skins italiani erano decisamente apolitici, legati allo stile, alla musica degli skins d’oltremanica (Oi!, Punk rock, Ska, 2 tone, Reagge) ed alla frequentazione degli stadi e dei gruppi ultras. Nel biennio 1982/83 la scena Oi! italiana conobbe un’autentica esplosione, con la nascita di gruppi come Nabat e Ghetto ’84 (Bologna), Klasse Kriminale (Savona) o Klaxon (Roma). Tuttavia di li a poco tempo anche i “kids” italiani conobbero le divisioni politiche dei colleghi inglesi, cosa abbastanza naturale in un paese che nel decennio precedente viveva di politica e rivendicazioni sociali: se nella zona Nord-Ovest dell’Italia gli skinheads rimasero fedeli alla linea originaria, a Milano e nel Nord-est la scena andò decisamente spostandosi verso l’estrema destra con la nascita di organizzazioni come Azione Skinheads a Milano e Veneto Fronte Skinheads. Cominciarono a nascere anche molte band musicali collegate al circuito di estrema destra come Peggior Amico, Topi Neri, Gesta Bellica, ecc.

Nelle curve il movimento skinhead arrivò verso la metà del decennio, e come nel caso dei Mods non furono pochi coloro che utilizzarono il nome pur non avendo molto da spartire con il movimento. In questo senso il primo striscione “Skinheads” a comparire in una curva di casa nostra fu ad opera dei nocerini, ma di skinheads nella curva campana non ce n’erano in quel periodo, ed anche il simbolo utilizzato (il casco da motociclista) aveva poco da spartire con la sottocultura stessa. In altre curve invece gli skins furono una presenza importante, con tanto di gruppo: è il caso degli Skinheads del Genoa, che per un periodo affiancarono la Fossa dei Grifoni, gruppo formato da teste rasate fedeli ad un certo stile di vita, e scollegati dalla politica. Ma il gruppo più famoso fu quello degli Skins Inter, che altro non era che l’emanazione da stadio di Azione Skinheads: in soli quattro anni di vita (1986-1990) si resero protagonisti di una serie infinita di casini, anche grossi, lasciando un segno indelebile nella tifoseria nerazzurra e nello stesso mondo ultras, in un’epoca in cui nelle curve la facevano da padroni i gruppi egemoni e gli striscioni di 50 metri, loro furono uno dei primi gruppi elitari, d’azione, dove tifo e politica si mischiavano insieme in una miscela esplosiva. Nel 1988 in occasione di Ascoli-Inter Nazzareno Filippini, ultras ascolano e fondatore del Settembre Bianconero, viene colpito ripetutamente alla testa nel corso di scontri fra le due tifoserie e morirà poi durante il trasporto in ospedale: diversi membri di spicco degli Skins Inter verranno accusati della sua morte ed incarcerati, poi in seguito verranno prosciolti. Ma è soprattutto a livello cittadino che il gruppo degli Skins si fa notare con continue aggressioni a militanti di sinistra e leoncavallini, tanto da diventare un vero e proprio problema di ordine pubblico in città. Nel 1990 poi, con l’introduzione della nuova legge sulla violenza negli stadi e l’emissione dei primi provvedimenti di diffida, il gruppo viene smantellato in occasione degli incidenti di Inter-Napoli. Ben 53 ragazzi si troveranno diffidati, inoltre nello stesso periodo la magistratura chiude il cerchio su Azione Skinheads. Gli Skins Inter finiranno per sciogliersi, ma si tratterà di uno scioglimento piuttosto fittizio, dal momento che molti ragazzi non abbandoneranno lo stadio ma andranno ad infoltire le fila di altri gruppi come Shining, Zona Nera, ma soprattutto Viking ed Irriducibili (questi ultimi col tempo verranno considerati i veri eredi degli Skins Inter). In Veneto invece le teste rasate scelgono un profilo più “basso” (si fa per dire…) non identificandosi quasi mai dietro un gruppo tutto loro, ma bensì entrando pian piano nelle varie organizzazioni presenti a Verona (Gioventù Scaligera e Verona Front), Padova (la seconda generazione di Hell’s Angels Ghetto, quelli di Piazza Cavour), Udine (HTB, Nord Kaos e Brigata Conegliano) e Trieste (Ultras Trieste). Forse l’unico caso è quello di Vicenza, dove in quegli anni gli skinheads si ritrovano nel parterre della Curva Sud (a quel tempo l’intero stadio Menti era formato da due anelli) staccati dal resto della curva che non li vede di buon occhio, pur non avendo un nome ed un’organizzazione “ufficiale”: solo negli anni ’90, in seguito a molti cambiamenti che si verificheranno in seno alla stessa Curva Sud, molti skinheads vicentini entreranno a far parte del gruppo degli Ultras ’93. Anche nella Capitale si muove qualcosa, con la nascita del Movimento Politico Occidentale (MPO), e logicamente anche nelle due curve dell’Olimpico: se la curva laziale (storicamente di destra) vede una buona presenza di skinheads prima nei Viking e poi negli Irriducibili dei primi anni, sulla sponda romanista (fino a quel momento curva abbastanza apolitica negli intenti, anche se tendenzialmente di sinistra nella composizione) cominciano a comparire in gruppi destrorsi come i Boys ed Opposta Fazione.

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Altre presenze skinheads si registrano nelle curve di Cesena (a fine anni ’80 faceva bella mostra uno striscioncino “Skins” a fianco di quello delle WSB), Piacenza (Brigata Farnese), Varese (Viking), Lucca (Gruppo Apparte), Chieti (Skins Chieti), Reggina, Palermo (Teste Rasate), Foggia (Regime Rossonero) e Cagliari (Bunker Skins). Tutti i gruppi citati si rifanno all’estrema destra ed al movimento “Skin88″, ed almeno nel bel paese la presenza di skinhead “original” o sinistroidi nelle curve arriva un pò in ritardo dato che all’inizio degli anni ’90 delle presenze significative si registrano solo a Genova sponda rossoblù (i già citati Skinheads), Bologna, Pisa, Perugia, Ancona e Cosenza. Anche in realtà storicamente orientare a sinistra, come per esempio la curva di Bergamo di quegli anni o quella livornese, il movimento skinheads non attecchisce forse anche per il pregiudizio dovuto al proliferare dei movimenti di estrema destra ed all’immagine che ne regalavano i media. Le cose cambiano all’inizio degli anni ’90, proprio quando i media cominciano a ricamare pesantemene sulla figura del “Naziskin”, con servizi televisivi preparati a tavolino ed addirittura con l’uscita di un film (che è un’autentica porcheria, ma che viene fatto passare per “capolavoro”) “Teste Rasate”. In quegli anni, ecco che la scena Sharp di colpo prende piede anche nel nostro paese.

Come abbiamo già visto sopra, la Sharp nasce a New York nel 1989, e si pone come punto di riferimento di tutti gli skinheads antirazzisti, a prescindere che siano essi di sinistra o apolitici. In seguito si estese anche all’Europa grazie al contributo determinante della band gallese degli Oppressed e del loro leader Roddy Moreno. In Europa però si sviluppa su basi differenti, e non sono poche le sezioni della Sharp decisamente spostate a sinistra, specie in paesi come Italia e Spagna. Nel nostro paese, ad una scena “original” già presente dai primi anni ’80 in alcune storiche città, si uniscono nuovi avamposti a Milano, in Veneto, in Toscana, a Roma, ecc. Il fatto stesso che molte zone (come il Veneto) precedentemente fossero roccaforti del movimento “Skin88″ la dice lunga. Gruppi come i romani “Banda Bassotti”, i comaschi “Erode” o i veronesi “Los Fastidios” saranno i punti di riferimento musicale di questa nuova scena, oltre agli storici Nabat e Klasse Kriminale. Ed anche nelle curve il movimento Sharp prende sempre più piede. Nel frattempo la scena legata all’estrema destra subisce alcuni colpi, come l’approvazione della Legge Mancino nel 1993 che mette praticamente fuori legge organizzazioni come Azione Skinheads o Veneto Fronte Skinheads, e numerosi membri delle varie associazioni si ritrovano sotto processo per associazione a delinquere. Se negli anni ’90 le simpatie d’estrema destra crescono nelle curve, parallelamente cresce anche la Sharp che tenta in tutti i modi di promuovere la figura dello skinheads antirazzista, antifascista, con un preciso stile di vita, contrario agli stereotipi della stampa. E questa crescita si nota anche nelle tifoserie, alcune un tempo “restie” al movimento skinheads come per esempio la Sud di Milano (verso la fine degli anni ’90 esisteva un sottogruppo della Fossa dei Leoni legato alla Sharp di Milano) o in quella del Lecce dove il gruppo portante della Gioventù Giallorossa (ideologicamente vicino all’estrema destra) viene sostituito dagli Ultrà Lecce, apolitici, ma in cui trovano spazio parecchi skins antirazzisti.

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Con l’inizio del nuovo millennio il vento cambia nuovamente: la Sharp conosce una profonda divisione interna fra quegli elementi più radicali e legati all’ideologia politica e quelli che sono interessati a portare avanti solo lo stile di vita da skin, senza nessun legame politico. Molti skinheads antirazzisti italiani si staccano dalla Sharp per aderire alla più radicale Rash (Red and Anarchist Skin Head), e la scena va pian piano spegnendosi. Nel mondo dell’estrema destra invece il VFS conosce una “nuova primavera”, crescendo e finendo per allargarsi anche in Lombardia, Emilia Romagna ed altre zone un tempo appannaggio di altre organizzazioni d’estrema destra. Col passare del tempo, pur non abbandonando mai il nome originario, il VFS diventerà sempre più un vero e proprio movimento politico, abbandonando lo stile Skinheads. Inoltre sempre più reduci della scena, come del resto molti giovani ultras rimasti segnati dalla visione di The Football Factory e Green Street Hooligans, cominceranno a farsi crescere i capelli, sostituire il bomber con la Stone Island, i Doctor Martin’s con le Stan Smith e la Fred Perry con la Lacoste diventando i primi casuals italiani.

Oggi possiamo dire che gli Skinheads si dividono in tre grandi gruppi: “Original” (apolitici, antirazzisti, fedeli alle posizioni originarie del movimento ed allo “Spirit of ’69), “Skin88″ (politicamente vicini all’estrema destra) e “Redskins” (politicamente vicini all’estrema sinistra). Poi ci sono varie fazioni: Sharp, Rash, Anarcoskin (politicamente di sinistra), White Power, Blood Honour (politicamente di destra).

Piccola curiosità: esiste anche un movimento di skinheads gay, particolarmente presente nel Nord Europa, e fondamentalmente diviso in due associazioni: la Egsa (European Gay Skinheads Association) che raggruppa gli skinheads gay apolitici, e la Gash (Gay Arian Skin Heads) che invece raccoglie skinheads gay con orientamento politico di estrema destra…

VFS

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