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UNDERGROUND: Mods, essere qualcuno sempre un passo avanti…

16 luglio 2013

Underground

mods-bike1Visto che l’estate è calda e le notizie dal mondo ultras scarseggiano, ne approfittiamo per andare alla scoperta del vasto mondo sottoculturale che caratterizza il mondo ultras. Questa settimana andremo a conoscere da vicino un mondo che alle gradinate di tutta Europa ha dato tantissimo in termini di stile e tendenza, e la cui influenza si può intravedere fra le righe anche oggi: quello dei mods!

I primi mods prendono piede in Inghilterra intorno alla fine degli anni ’50, sviluppandosi prepotentemente nel decennio successivo. La “patria” dei mods, ovvero la città in cui è nato il movimento, è considerata Londra; o meglio, per essere più precisi, i quartieri londinesi di Stepney e Shepherd’s Bush; ed il loro nome deriva da “Modernist”, che era il nome che si applicava ai fan del Modern Jazz. Negli anni successivi, i mods cominceranno a chiamare in questo termine tutto ciò che poteva essere considerato innovativo e moderno. Erano gli anni della contestazione giovanile, che causò una profonda frattura fra i giovani inglesi dell’epoca ed i loro genitori: una caratteristica dei primi Mods era l’amore e l’interesse per tutto ciò che poteva considerarsi innovativo. Altri tratti distintivi, che accompagneranno la sottocultura fino ai nostri giorni, è la cura maniacale per il proprio look e l’amore per un certo tipo di musica. Fra i mods della prima ora, dei veri e propri punti di riferimento erano negozi di abbigliamento firmato come John Stephens in Beak Street, forse il primo vero negozio frequentato dai giovani modernisti inglesi. Successivamente Cecil Gee e Lou Austin in Shaftesbury Avenue, Vince in Newburgh Street, His Clothes in Carnaby Street, ma anche Sam Arkus nel West End, Lou Rose nell’East End, e Bilgorri a Bishopsgate. In particolare i mod vi ricercavano abiti firmati Fred Perry, Lonsdale, e Ben Sherman.

I primi mod non usavano riunirsi in gruppi, né seguire uno stile ben preciso, ma si può comunque ritrovare un look comune nei tagli di capelli “new french line”, abiti sartoriali italiani, giacche strette a tre o quattro bottoni, e pantaloni stretti e affusolati (storicamente del modello Sta-Prest) che non terminavano mai a più di due centimetri dalla scarpa. Sulla base dell’attrazione per lo stile italiano prese piede l’utilizzo di scooter italiani (Vespe e Lambrette) come mezzo di trasporto; per proteggere gli abiti sartoriali durante gli spostamenti in motorino, i mod iniziarono allora a indossare i giacconi Parka, un giubbotto impermeabile fornito di cappuccio, abbottonato ed incernierato fino al collo che allora veniva utilizzato dalla Royal Air Force, da cui venne anche ripreso il logo della coccarda blu-bianco-rossa, che divenne il simbolo “ufficiale” del movimento. Dal punto di vista culturale, i mods erano soliti guardare film d’essai francesi e italiani, e leggere riviste di moda italiane.Non esisteva e non esiste tutt’oggi un unico genere musicale mod, ma piuttosto un insieme di generi tradizionalmente ascoltati dai mods, riconducibili, sotto vari aspetti, agli anni sessanta che per semplificare divideremo in due filoni principali: uno che fa principalmente riferimento alla Musica afroamericana degli anni sessanta, come il soul, lo ska, e il rhythm and blues (in particolare della Motown Records), ma anche, in misura minore, il jazz e il bluebeat; ed un’altro che rimanda invece alla musica beat e, più in generale, al fenomeno della British invasion, della quale hanno fatto parte primi tra tutti The Beatles e poi i loro eredi musicali: gli Who, gli Small Faces, i Kinks, lo Spencer Davis Group, gli Action, The Yardbirds, gli Artwoods e i Creation.

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La diffusione della cultura mod crebbe in maniera esponenziale fra il 1962 ed il 1965, quando i giovani modernisti inglesi cominciarono a non avere più un’estrema cura del look ma a curarsi maggiormente degli scooter e della musica. Nello stesso periodo crebbe anche il consumo di sostanze stupefacenti all’interno del movimento, soprattutto anfetamine (all’epoca legali in Inghilterra, ed acquistabili attraverso una comune ricetta prescritta dal medico curante), che consentivano ai ragazzi di rimanere sempre svegli ed attivi, riducendo il bisogno di sonno, che normalmente era costretto dai ritmi lavorativi. Grazie alle pastiglie di “speed” i mods potevano rimanere “in pista” tutto il wek end fra locali e piste da ballo, prima di tornare al lavoro il lunedì. Proprio l’uso di droghe portò ad una serie di modifiche all’interno della subcultura, che cominciò via via a gerarchicizzarsi al proprio interno, proprio per distinguere i fondatori del genere mod dai nuovi aderenti allo stile. Nemici giurati dei primi mods erano i giovani Rockers, sottocultura nata dalla passione per la cultura “rockabilly” e per il Rock’n Roll, che a differenza dei “modernisti” preferivano le moto di grossa cilindrata agli scooter e disprezzavano l’uso di droghe. La rivalità fra le due sottoculture portò a numerosi scontri e talvolta a vere e proprie guerriglie urbane, specie nelle località di mare dove i giovani inglesi erano soliti trascorrere il week-end come Bank Holiday o Brighton.

Dal 1966 in poi, sotto l’influenza delle nuove sostanze da club (LSD in particolare) e della nuova ondata proveniente dalla California (psichedelia), il movimento cominciò a mutare e a frammentarsi generando altri stili. L’ala più legata alla moda “Carnaby”, generò un tipo di musica chiamato “Freakbeat” che manteneva la forma-canzone nella lunghezza del brano e nella melodia, pur con un’intenzione chiaramente psichedelica. I capostipiti musicali del movimento, Who e Small Faces in primis, fedeli all’importante concetto del “Moving and Learning” adottarono immediatamente la “new thing” seguiti da ottimi gruppi come: Creation, Eyes, Fleur De Lys, Attack,Cryan Sames,Pretty Things ect.ect. Un’altra ala si caratterizzò maggiormente in stile “working class”, con capelli ancora più corti, bretelle e jeans Levis con doppio risvolto: si fecero chiamare “hard mods” e furono forse quelli che di più si distaccarono dalla subcultura originale e che saranno successivamente riconosciuti come i primi skinheads.

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Nel corso degli anni ’70 poi il movimento finì con l’affievolirsi, fin quasi a scomparire. Solo verso la fine del decennio ci fu un’ondata “revival” che partì dall’Inghilterra coinvolgendo poi l’America e, nei primi anni ottanta, anche il resto d’Europa. Il trampolino di lancio di questa nuova ondata fu la combinazione fra l’uscita nelle sale cinematografiche del film “Quadrophenia” di Franc Roddam, e la nascita di gruppi punk dai forti connotati mod; primi su tutti i The Jam. Il “mod revival” pur ispirandosi ai mod originali, pone alcune differenze sostanziali sia dal punto di vista estetico sia musicale, proponendo un look più stravagante, composto da abiti dai colori e dalle fantasie più vivaci ed eccentriche, e da una crescente affezione nei confronti dei gruppi musicali (principalmente punk e 2tone ska) della scena. Al contempo durante i “Mod allnighter” il northern soul viene definitivamente consacrato come genere musicale predominante, a discapito del mod jazz, dello ska, del rhythm and blues e del soul americano, che avevano caratterizzato la prima epoca.

In quegli anni il movimento arrivò anche in Italia, a partire dal 1979. Fulcro centrale della scena fu Milano, dove i primi modernisti italiani avevano come luogo di ritrovo un bar all’angolo tra via Dogana e via Cappellari, per poi spostarsi in via definitiva nella storica Piazza Mercanti. Solo successivamente al 1980 e all’uscita nei cinema italiani del film Quadrophenia, a Torino, Milano, Roma ed in altre località cominciano a formarsi le prime “bande” di Mods. Da allora comincia la formazione di una scena nazionale, grazie anche alla fanzine “Faces”, redatta da Tony Face e Alfred ‘The Mod’ Cancellieri, che serviva da collante per le varie realtà. Il tutto culmina con l’organizzazione del primo raduno nazionale mod che si svolge a Gabicce Mare nel 1981. Nel dicembre del 1983 si tenne il raduno noto come Mod Alldayer in un locale di Roma, in cui suonarono gli Halfbeat di Roma, i Lager di Cosenza, gli inglesi Small World, gli spagnoli Brighton 64, ed i romani Underground Arrows, con la presenza del DJ Eddie Piller. Verso la fine dell’anno, gli Underground Arrows suonano in Inghilterra (primo gruppo mod italiano insieme ai Four By Art di Milano), esibendosi a Londra con due concerti, nel primo come spalla al gruppo inglese Fast Eddie all’Ilford Palais.

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Nel 1983 a Torino nascono gli Statuto, gruppo musicale che a tutt’oggi è considerato un punto di riferimento per i modernisti italiani e non solo, che prendono il nome dal luogo di ritrovo dei Mods torinesi, Piazza Statuto appunto. Nel corso di oltre trent’anni di carriera raggiungeranno picchi di popolarità elevati, come la partecipazione al Festival di Sanremo nel 1992, senza mai rinnegare se stessi ed il proprio modo di essere. Inoltre non faranno mai mistero della loro fede granata e della vicinanza al mondo ultras: sin dal 1993 vengono invitati ad esibirsi alla presentazione della squadra in estate, e sono riconosciuti dalla stessa Curva Maratona come “complesso ufficiale”; hanno scritto l’inno del Torino “Ancora Toro” e la dedica al Grande Torino “Grande” che prima di ogni partita interna del Torino Calcio vengono sparati dall’altoparlante dello stadio. Inoltre hanno pubblicato svariati pezzi dedicati ai ragazzi delle curve, fra cui il più famoso è “Ragazzo Ultrà” del 1987 (il cantante Oskar scrisse questo pezzo dopo essere stato fermato dalla polizia in occasione della trasferta di Coppa Uefa in Austria contro il Tirol Innsbruck), ma anche altri come “Vita da Ultrà” o i più recenti “E’ già domenica” in memoria di Gabriele Sandri, “Un ragazzo come me” scritta per Matteo Bagnaresi, o il più recente “Intercity Firm”.

Nel loro sito ufficiale c’è una sezione intitolata “Essere Mods”, praticamente un manifesto del Modernismo di cui pubblichiamo integralmente il testo:

Mod non si nasce, non si diventa: Mod si scopre di esserlo. Chi è mod lo è per la vita e non per un certo periodo di tempo. Alcune persone hanno creduto di essere mod, vuoi perché volevano provare qualcosa di diverso, vuoi per curiosità o semplicemente perché non avevano niente da fare, ma non essendolo sono sparite presto dalla scena.Il nostro aspetto pulito e sobriamente elegante ci permette di entrare nel sistema ed essere accettati, senza comunque farne realmente parte, ed avendo cosi la possibilità di combatterlo dall’interno.

Il mod è come un cavallo di Troia che, piazzato all’interno della società, riesce a vivere in modo veramente libero da schemi, mode, consumismo guidato, senza però il pericolo di essere ghettizzato e sconfitto.L’atteggiamento distaccato e freddo nei confronti di chi non si conosce, è una difesa comportamentale, necessaria per non correre il rischio che un’immediata “apertura” ed esternazione dell’idea mod, possa portare ilarità sull’argomento da parte di chi, ostile, si sente “sicuro”, della protezione data dall’anonimato in cui vive, grazie al completo allineamento alla società.

Mod è essere qualcuno per quello che si è non per quello che si ha, non solo a livello sociale, ma anche dal punto di vista estetico, arrivando a far propria un’eleganza ricercata ma semplice nella sua esasperazione, ben diversa da quella dei modaioli firmati, veri o falsi che siano. L’estrazione sociale di chi è mod è solitamente bassa, salvo rarissime eccezioni che confermano la regola.Si è mod anche in mezzo a persone che non lo sono, vivendo coerentemente con la propria filosofia. Un mod è parte del tessuto sociale e a scuola o sul lavoro difficilmente si trova a contatto con altri mods, ma non per questo in quegli ambiti cambia il suo essere interiore ed esteriore.

Chi è mod non ha bisogno di essere capito, ed è già sicuro delle proprie idee, vuole però il massimo rispetto per ciò che è, sicuro di valere molto perché ha trovato la sua giusta dimensione esistenziale.I soldi non sono mai un fine, ma un mezzo che permette di pagare vestiti, scooters, viaggi, trasferte oltre alle normali spese quotidiane, di ogni essere che vive nel mondo occidentale (e non solo).

Chi è mod rifiuta la massificazione, questo non significa credersi superiori agli altri o disprezzare chi non è mod, ma solo orgoglio e consapevolezza di essere diversi.Sulla copertina del disco “Quadrophenia” il modernismo viene definito come un’aforisma per affrontare con stile e al meglio le situazioni difficili.
Mod e la risposta vera, concreta e spontanea ad un sistema che non piace e che si cerca di sfruttare invece di essere sfruttati.

Il modernismo è antitetico al razzismo, all’autoritarismo e alle divise. Pur nascendo in Inghilterra prescinde da ogni ubicazione geografica o caratteristica etnica e lo si può vivere in qualsiasi epoca storica o sotto qualsiasi ordinamento politico in ogni luogo della terra.

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All’inizio degli anni ’90, grazie alla diffusione dell’acid-jazz e del britpop, il movimento mods conosce una terza ondata. I mods di quest’ultima generazione si trovarono spesso in difficoltà al confronto coi precedenti revivalisti, sia per una questione d’abbigliamento, sia per un cambio di idee seguito all’evoluzione socio-culturale; questi ultimi cominciarono a ricorrere ad un abbigliamento vintage o moderno che si rifaceva allo stile degli anni settanta, periodo in cui affondava la musica contemporanea da loro prediletta. Si può dire che la terza ondata in sé non ha portato grandi cambiamenti alla scena mod già esistente, come successe nel 1979 con il mod revival, ma ha semplicemente fatto riscoprire ai giovani dell’epoca lo spirito, e lo stile mod dei decenni precedenti.

In particolare il britpop viene considerato, soprattutto nel Regno Unito, come la “Terza ondata mods” per eccellenza, grazie alle numerose influenze musicali di gruppi degli anni sessanta o legati alla scena modernista originale su gruppi che hanno raggiunto l’apice del successo negli anni novanta come Blur, Oasis, Ocean Colour Scene e Pulp. Gli Oasis collaborano spesso con Paul Weller e con gli Who, e Liam Gallagher ha spesso sfoggiato nelle apparizioni un look tipicamente mod, oltre ad aver lanciato una catena d’abbigliamento ispirata ai modernisti.

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Un altro filone musicale moderno che si rifà al mod revival è inoltre l’indie rock: pur essendo un genere molto ampio che comprende diverse varietà di artisti, all’interno della scena indie si sono realizzate nicchie di chiara ispirazione modernista. Un esempio su tutti sono i Last Shadow Puppets, gruppo di Miles Kane, ed Alex Turner, leader del gruppo indie-rock degli Arctic Monkeys. Altri gruppi che rientrano nella “terza generazione” sono inoltre i britannici The Enemy, The Ordinary Boys, i Kaiser Chiefs e i Twisted Wheel. Tutti questi gruppi hanno poco in comune con quelli della scena mod musicale degli anni sessanta e settanta, ma sono considerati da alcuni semplicemente come un’attualizzazione o emulazione delle sonorità e dello stile di allora.

In Italia attualmente, si registrano presenze mods a Torino (La già citata Piazza Statuto), Lecce, Alessandria, Milano, Roma (piazza Capranica), Rimini, Terracina (Piazza della Repubblica, Sirenella), Genova, Pordenone, Catanzaro, Perugia, Teramo, Arezzo, nel Veneto ed a Cagliari, dove continuano ad organizzarsi feste e raduni nazionali ed internazionali in collegamento con le varie scene mod europee. I complessi più affermati riconducibili alla scena mod, oltre ai già citati Statuto, sono The Fly Catcher (Alessandria), Minivip (Novara), Tailor Made (Torino), Link Quartet (Piacenza), Mike Painter (Milano), Emotionz (Cagliari) e i Made (La Spezia). Meritano una citazione anche i milanesi Smodati, anche se la loro cultura è molto influenzata anche dallo stile skinhead e casual. I principali raduni mod nazionali ed internazionali si svolgono ogni anno a Rimini con “The italian Job” durante il week-end di Pasqua, ed a Marina di Ravenna con il “Raduno Mod Italiano” all’ultima settimana di Settembre. Altri eventi a carattere nazionale sono l’”All Saints Mod Holiday” a Lavarone (Trento) durante il week-end di Ognissanti, ed il “Terracina Mod Weekender” a Terracina (Latina), solitamente nella seconda settimana di luglio. Vengono tuttora organizzate serate mod al “Flamingo Mod Club” a Torino, all’”Underground Blues” a Teramo, al “Buzz with the Fuzz” a Milano, al “Maximum Speed Mod Weekend” a Genova, al “Soulvivors” a Bologna, al “Right Track” ed al “Youth in Revolt a Roma nel periodo invernale; ed all’”Hot Mod Summer on the Lake sul lago Trasimeno nel periodo estivo.

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Per quanto riguarda la presenza del Movimento Mods all’interno delle curve, possiamo dire che dopo gli Skinheads sono il movimento più rappresentato. In Inghilterra, all’inizio non esisteva un legame ufficiale con le gradinate, ma erano tantissimi i mods che a titolo personale frequentavano le gradinate. In seguito la presenza sugli spalti divenne anche motivo di discordia, specie nel periodo della divisione fra Mods ed Hard-mods. In Italia, i primi mods nelle gradinate si videro all’inizio degli anni ’80. Nel corso degli anni diversi gruppi hanno avuto la denominazione “Mods” ma senza aver nulla a che fare col movimento, solo perchè magari ispirati dal nome; fra questi i più famosi sono sicuramente i Mods Bologna, gruppo tosto e cazzuto, ma che non ha nulla a che fare col movimento modernista. Gli stessi modernisti felsinei, che pure frequentano lo stadio, bazzicano il gruppo dei Forever Ultras. Anche a Roma, negli anni ’80 esistevano i Mods Roma, che di mods avevano solo il nome e qualche vaga idea; mentre nel decennio successivo nacquero gli ASR Mods, diretta emanazione dei modernisti di Piazza Capranica, che ancora oggi frequentano lo stadio anche se non più ufficialmente come gruppo. Nel corso degli anni, altri gruppi dalla denominazione “Mods” ci sono stati a Benevento, Piacenza, Teramo, Terracina, Crotone, Lecco, Como, Napoli, Catanzaro… Di questi, alcuni come i Mods Teramo o quelli di Terracina erano mods veramente, altri erano solo attratti dal nome. Attualmente gli unici veri gruppi di modernisti presenti in curva a livello ufficiale sono i Granata Mods di Torino ed i Mods Rule di Catanzaro (che qualche anno fa, in occasione di una trasferta nel capoluogo piemontese, esposero uno striscione proprio dedicato ai “fratelli” granata che recitava: “Nelle piazze, negli stadi, nelle strade: mods, essere qualcuno sempre un passo avanti”…), mentre in altre città il movimento è presente anche in curva, ma non ufficialmente come gruppo.

Rimanendo in ambito sportivo infine, va ricordata l’impresa di Bradley Wiggins, ciclista inglese sei volte campione del mondo su strada e vincitore di tre medaglie d’oro olimpiche: non tutti lo sanno ma Bradley è stato il primo mod a trionfare nel mondo dello sport…

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